Free Magazine
Edizione di dicembre 2009 del Carinese fre magazine
Num. 14 - Luglio / Agosto 2010
 
 
Calendario
 
 
Meteo
 
Newsletter
Hai la possibilità di tenerti informato con la nostra newsletter, leggera e veloce da leggere, all’interno della quale vengono segnalati gli articoli in home page e le nostre iniziative
 
Guida a Carini
- La Storia
- Tour
- Il Castello di Carini
 
Area Riservata
 
WebMail
Il Castello di Carini
 

 

L'edificio viene eretto tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, su una costruzione precedente sicuramente araba, ad opera del primo  feudatario normanno Rodolfo Bonello, guerriero al seguito del conte Ruggiero. Dagli scavi condotti nel corso del recente restauro, sia nel lato est che in quello nord, sono affiorate strutture murarie di epoche precedenti a quella normanna. Nel 1283, sotto il regno di Costanza D’Aragona, il Castello passa alla famiglia Abate che lo detiene per circa un secolo. Questa famiglia comincia a trasformare la struttura difensiva in ambienti quasi residenziali. Nel XIV secolo il feudo di Carini passa alla famiglia dei Chiaramonte. E’ nel 1397, che a Catania Re  Martino il giovane, in cambio dei servigi resi,  concede  ad Ubertino La Grua  di Palermo, Maestro Razionale del Regno, per se e per i suoi eredi successori la terra di Carini con tutti i suoi diritti e pertinenze. Due atti di notai attestano che nel Castello furono fatti restauri: uno, nel 1484, l’altro nel 1487, ad opera del maestro Masio de Jammanco, da Noto, cittadino di Palermo. Questi si obbligava col magnifico Guglielmo Talamanca, come tutore di D. Giovanni Vincenzo La Grua, barone di Carini di “dimorare a Carini per eseguire delle fabbriche nel Castello della stessa università ed altrove, per un anno continuo e completo, dal 2 ottobre in poi, per 11 onze, e mangiare e dormire per tutto il tempo”.

Elementi arabo/normanni sono riscontrabili anche nella seconda porta del Castello, dove l’arcata a sesto acuto ne prolunga lo slancio. In alto, a sinistra della porta, si scorge uno scudo, probabilmente della famiglia Abbate, mentre uno stemma dei La Grua Tocco Manriquez, che si trovava sopra la porta, è oggi (dopo il restauro), nei depositi comunali. Entrando, una caditoia, impediva l’ingresso   ai nemici. Una grande corte apre la visuale della bellissima facciata interna, un tempo intonacata, oggi a faccia vista per mostrare gli stili delle varie epoche, per renderla omogenea al gusto rinascimentale cui si riferiscono i portali delle finestre e del portone di ingresso del piano superiore; come anche i quattro portali del piano terreno. Il secondo, partendo da sinistra,  ha sostituito un’apertura trecentesca a sesto acuto con sguanci. I portali sono sormontati da stemmi raffiguranti la gru, simbolo della famiglia La Grua; altri mostrano tre zolle di terra, probabilmente simbolo dei Chiaramonte. In quello del salone del piano superiore troviamo anche due leoni rampanti, simbolo dei Lanza. Inoltre tre pentafoglia circondano la gru, come simbolo di fortuna. Entrando al piano terreno una stanza con volta a crociera contiene un muro a faccia vista (prosegue nella stanza successiva ) che originariamente era un muro esterno. In questo sono visibili delle finestre e una porta d’ingresso a sesto acuto con sguanci della vecchia struttura medievale. Un’altra stanza priva del piano di calpestio mostra le fondamenta di strutture precedenti.

Il salone delle feste del piano nobiliare è un classico esempio di sala quattrocentesca con soffitto ligneo cassettonato,camino impreziosito con lo stemma dei La Grua   ed ampie finestre con sedili addossati. Il pavimento è stato rifatto recentemente; mentre il soffitto conserva una parte originale dove è visibile una scritta in latino “In Medio Consistit Virtus” e lo stemma dei La Grua  dove troviamo un leone, simbolo dei Lanza, forse posto successivamente. Da un portale sormontato dallo stemma dei La Grua si accede ad altri ambienti che mostrano i segni di epoche precedenti (feritoie, arcate, ecc.). Interessanti sono le stanze affrescate (XVII e XVIII ). In una di queste si può ammirare un bellissimo portone settecentesco decorato  che caratterizza l’alcova. La stanza antistante   ha un falso-camino in marmo rosso, mentre l’affresco della volta a botte raffigura “Penelope ed Ulisse”; alle pareti sono raffigurate vedute archeologiche. Segue una stanza in stile pompeiano. Una piccola scaletta circolare  porta alle cucine, mentre un'altra attigua sale  ai piani superiori. Dal lato ovest si accede ad una zona chiamata “Foresteria”. Una stanza,  in particolare, merita attenzione perché si caratterizza per le vele e i pennacchi terminanti in pietra di Billiemi di stile gotico- catalano. Per una scaletta si accede alla torre  o maschio del castello . La torre continua con un soppalco ligneo dal quale una bifora con lo stemma degli Abbate permette di osservare il lato sud del paese. Qui la volta è a crociera con pennacchi terminanti anch’essi con pietra di Billiemi. Una scala, oggi non più esistente, permetteva l’uscita verso i merli del torrione. Da una porticina caratterizzata da un’arcata a sesto acuto si esce in un piccolo terrazzino, creato recentemente,  che permette di osservare il panorama della città. Alzando gli occhi verso la torre, si può notare, nella penultima mensola verso sud la scultura di una mano. In passato si pensava fosse stata realizzata per ricordare l’uccisione della baronessa Laura Lanza, che  sul punto di morte lasciò sul muro la sua impronta insanguinata. Certamente si tratta di una scultura precedente all’accaduto; è probabilmente un simbolo di fortuna legato ad una maestranza araba (la mano di Fatima ) o, come asserisce qualcuno, la firma di un artista. Il nostro viaggio finisce  qui, osservando questa mano scolpita e pensando alla vicenda che accadde in questo castello. Manca ancora una tessera del mosaico, l’ala sud-ovest  ancora crollata, affinché questa immensa struttura faccia rivivere interamente la sua bellezza.

La Radio locale
 
 
Links Utili
 
 
Lettere al direttore
Dubbi, incertezze, curiosità che riguardano la nostra vita sociale. Contatta la nostra redazione, ti risponderemo attraverso i nostri esperti.
 
 
IL CARINESE on Facebook
©2010 IlCarinese | Reg. Tribunale di Palermo n.14 del 22.05.2009
Credits | StefanoMazzamuto.com