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Edizione di dicembre 2009 del Carinese fre magazine
Num. 14 - Luglio / Agosto 2010
 
 
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La Storia di Carini
 

Carini sorge su una collina a 162 metri sul livello del mare, all'interno della catena dei monti Ericini che dalla punta Lilibeo vanno fino a Capo Gallo. Distante circa 26 Km da Palermo, il suo territorio si estende fino al mare.
Il nome Carini deriva dal sostantivo "Hyccara", nome originario del paese. Il primo insediamento nel territorio sarebbe stato verosimilmente ad opera dei Sicani in un tratto di costa ad occidente di Palermo, che si estendeva nelle attuali zone della "Chiusa Carrubba", "Piraineto" e "Carbulangeli". Secondo Tucidide, Hyccara raggiunse il suo massimo splendore nella seconda metà del V secolo a.c.. Divenuta un importante emporio marittimo, fu molto frequentata dai Fenici che vi portarono numerosi prodotti e metalli sconosciuti alla nostra isola. Scoppiata la guerra tra Atene e Siracusa, gli Ateniesi vennero in Sicilia chiamati da Segesta e Selinunte, nemiche di Siracusa. Nel 415 a.c.. Nicia, al comando di 5.000 guerrieri Ateniesi, assalì e distrusse Hyccara. I suoi abitanti furono fatti schiavi e venduti al mercato di Catania.

Gli "Iccarini" scampati all'eccidio e alla schiavitù, per ragioni di sicurezza edificarono la seconda Hyccara lontano dal mare vicino alla montagna, fra i boschi, nella contrada oggi chiamata "San Nicola", intorno al 370 a.C.. Il territorio fu abitato anche da numerosi Cartaginesi, attratti dalla fertilità del suolo, a protezione del quale costruirono il cosiddetto "Muro di Carini". La pratica dell'agricoltura e del commercio portò presto ricchezza a questa città, dove sorsero case sontuose, molte delle quali con pavimento a mosaico, di cui rimangono ancora oggi testimonianza. Sotto il dominio romano, dopo la sconfitta dei Cartaginesi (264 a.C.), seguì un lungo periodo di pace, nel corso del quale fiorì in particolare l'agricoltura.

Tra l'VIII ed il IX secolo d.c., la seconda Hyccara subì numerose incursioni saracene fino a quando venne definitivamente conquistata dagli Arabi insieme a tutta la Sicilia Occidentale. Secondo quanto si legge nel registro della "Maramma" della parrocchia Matrice, nell'anno 909 l'emiro Mulei Almoad concesse ai Carinesi di ricostruire il loro paese là dove oggi esso sorge. Al tempo stesso fu costruita una piccola chiesa sotto il titolo di San Giuliano, successivamente ingrandita sotto il titolo del Purgatorio, che fino al 1450 fu chiesa Madre. Il periodo arabo fu, in generale, prospero per il nostro territorio, grazie anche alla vicinanza di Palermo, la cui corrente di traffici era molto fiorente in quell'epoca.

Con la conquista normanna, nel 1072, il conte Ruggero assegnò la baronia di Carini a Rodolfo Bonello che fece edificare alla fine del sec. XI una "fortezza" che dominava il territorio. Lo stesso viaggiatore arabo Idrisi testimonia nel 1154 l'esistenza di questa costruzione. Sotto la dominazione sveva la borghesia dell'Università di Carini ebbe quattro rappresentanti, a testimonianza dell'importanza che questa cittadina andava acquisendo. Nel periodo angioino la signoria della città fu affidata a Palmerio Abbate, la cui famiglia rimase al potere fino al regno di Martino I. Nel 1397 si infeudò il catalano Umbertino La Grua, il cui titolo venne ereditato dalla figlia Ilaria, che andò in sposa a Gilberto Talamanca. Nacque in questo modo la dinastia Talamanca-La Grua che mantenne la baronia di Carini fino al XIX secolo.

 
 

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