Come ogni attività, alla sua chiusura si traccia il consultivo della stagione appena passata, gettando le basi per l’imminente futuro. Riconoscendo nella scuola un valore fondamentale nella crescita dei nostri giovani e conseguentemente della nostra comunità, abbiamo condotto un’inchiesta che possa definire al meglio la realtà che si è vissuta nei tre istituti di scuola media inferiore presenti sul territorio, la “Salvatore Calderone”, la “Renato Guttuso” e la “Laura Lanza”, valutandone lo stato di salute anche attraverso un significativo intervento sul tema del Prof. Salvatore Amato (meglio conosciuto come Totò), vice-preside da alcuni anni della “Calderone” al culmine di una lunga ed apprezzata carriera dove ha visto “passare” dai banchi intere generazioni di carinesi. Dalle parole del Prof. Amato ci è apparso subito chiaro che l’attuale sistema scolastico voluto dal Ministero, suscita grandi perplessità in chi con coscienza lavora in questo delicato settore. Si rimane un pò sbalorditi di fronte alla riproposizione di formule che nella realtà scolastica recente hanno dimostrato tutti i loro limiti, e la scelta di tornare alla valutazione dello studente attraverso il voto numerico è solo un esempio. Lo studente non ottiene più un giudizio sul suo percorso formativo (valutandone anche il punto di partenza e la crescita avuta) ma diventa un numero, una semplice somma algebrica, una serie di caselle da riempire. Inoltre la drammatica situazione in cui versa la scuola pubblica italiana, a causa dei pesanti tagli operati dal Governo nazionale attraverso la legge 133/2008, impone ancora una volta agli operatori del settore, agli amministratori pubblici, ai cittadini tutti, una profonda riflessione sulle ricadute che queste politiche avranno negli anni futuri. Tali conseguenze si materializzeranno, inevitabilmente, in un vero e proprio dramma occupazionale, in modo particolare nella provincia di Palermo (oltre 1100 posti di lavoro in meno nel prossimo anno scolastico, ai quali si aggiungono i 1700 persi lo scorso anno) e, soprattutto, in una drastica riduzione dell’offerta formativa e della qualità dei servizi che la scuola pubblica potrà offrire all’utenza. Nella nostra provincia la situazione è più grave che altrove: si tolgono risorse in zone dove la dispersione scolastica è altissima, la più alta che nel resto della penisola; già quest’anno anche a Carini abbiamo avuto classi super affollate (il record è di 30 alunni) a fronte di un’offerta formativa sempre più ridotta e il futuro sembra tingersi di nero.
A CARINI LA DISPERSIONE SCOLASTICA E’ AL 10% Si attesta intorno al 10% il tasso di dispersione scolastica negli istituti carinesi, un dato in crescita malgrado l’intensa attività di monitoraggio svolta dai dirigenti scolastici, dagli assistenti sociali del Comune, dalla locale Compagnia dei Carabinieri. La “segnalazione” scatta automaticamente quando in prospettiva un alunno supera il tetto massimo di ore di assenza, pari circa al 25% del “monte-ore annuali” (circa 200); in questa fase entrano in scena gli assistenti sociali e i Carabinieri, che cercano di intervenire direttamente presso le famiglie. Purtroppo malgrado l’impegno profuso da tutti i soggetti interessati, i ragazzi che vengono “recuperati” sono davvero pochi, e se la riduzione dei cosiddetti “sprechi” vuol dire tagliare il tempo prolungato o i laboratori pomeridiani realizzati, non si capisce come la scuola attuale possa svolgere la funzione per cui è nata, istruire, formare, educare, recuperando anche chi alla scuola non è interessato. Sono soprattutto figli di famiglie disagiate e di famiglie extra-comunitarie coloro che rinunciano volontariamente alla scuola dell’obbligo, soggetti non del tutto integrate che si auto-emarginano dalla nostra realtà, lasciando i propri figli in balia della micro-delinquenza da strada. Le origini della dispersione scolastica sono sociali, culturali ma anche economiche. Le cause sono da individuare nel degrado socio ambientale e soprattutto nell’assenza o nella scarsa presenza di servizi primari. E’ il minore a pagare questo disagio e questa situazione sociale conflittuale che vede anche da parte dei docenti “un vorrei ma non posso” . Nel nostro territorio le scuole maggiormente interessate da questo fenomeno sono soprattutto la “Laura Lanza” e la “Calderone”, scuole definite di “confine” perché annoverano iscritti provenienti da quartieri a “rischio” come la zona PEEP o il centro storico. Come riferitoci dallo stesso Prof. Carinese “La scuola è frustata dal non incidere sul recupero di questi ragazzi, e quando uno, solo uno torna a frequentare la classe, è una grande gioia, una conquista per tutto il sistema”.
QUEST’ANNO IL 25% DEI BOCCIATI ALLE “MEDIE” A carattere generale, l’evasione scolastica è intesa come l’insieme di tre fenomenologie: evasione dell’obbligo, abbandono e bocciatura. Detto dell’evasione, anche i dati riguardanti le bocciature nei tre livelli della scuola media inferiore sono impietosi, perché raccontano di uno studente ogni cinque che non passa alla classe superiore. Prendendo in esame come istituto di riferimento la “Calderone”, ci si accorge che nelle sue 30 classi (645 iscritti) quest’anno i “respinti” sono stati ben 120, di cui 53 alla prima media, 57 alla seconda e 20 agli esami di terza media. Caso particolarmente significativo è quello accaduto ad una studente ammessa agli esami ma che non si è presentata in classe malgrado le ricerche attivate presso l’abitazione. Se è vero che una rondine non fa primavera, è palese sia la “precarietà della scuola che un certo disinteresse delle famiglie verso l’istruzione.
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