Ci lavoro dal 25' minuto. Passa sotto la parte corta, passa sopra la parte lunga, ripassa sotto, ripassa sopra, insomma un gioco di passa e ripassa che alla fine mi regala un bel nodo scorsoio. Et voilà il cappio è pronto. Manca solamente, il triplice fischio di Webb, eccolo. Slovacchia-Italia 3-2. Siamo fuori. Sconforto e disperazione. Tra le lacrime butto via il cappio, non ne vale la pena. Meglio svagarsi, si va al Poseidon. Ormai sono tre giorni e tre notti che mi svago al Poseidon, la partita è solo un ricordo sbiadito, ho serie difficoltà a tornare a casa, il mio scarso senso dell'orientamento mi rende vulnerabile allo smarrimento. Non riesco a trovare il settore in cui ho parcheggiato, le indicazioni mi disorientano. Seguo, tra il caos, le tabelle, i segnali, le insegne, sono sempre al punto di partenza. Chiedo aiuto alle commesse, ma sembrano non capire, mi parlano di questa o di quell'altra offerta.Voglio andare a casa. Mi nutro con quello che rubacchio, cioè grissini e nutella, poca cosa. Spossato e affaticato mi lascio scivolare su di una panchina, sto per addormentarmi, quando lo sguardo posa su di una scatola colorata, abbandonata, con sù scritto Burger King. La apro, trovo il resto di un Big King XXL, è la fine. E' un segno del destino. E che suicidio sia. Là dove non è riuscito il cappio riuscirà burger king. Lo porto alla bocca, con molta lentezza, sto per addentarlo e abbandonare questo mondo crudele, quand'ecco che il braccio mi si blocca. Una paralisi? No! E' una mano estranea, mano che mi impedisce il movimento e mi salva la vita. Di chi sarà la mano? Alzo lo sguardo e vedo una figura, “forse un angelo vestito da passante”, no manco pe' niente. Attraverso lo specchio dei suoi occhiali riconosco, finalmente, gli occhi sorridenti di un amico, è Piero Leggio. La vista di Piero mi mette di buon umore, la sua simpatia mi conforta, mi rigenera, mi incoraggia a non mollare e a lottare per la libertà. Mi procuro un pezzo di carta, e utilizzando il grissino e la nutella, come fossero penna e calamaio, comincio a porgli domande e a scrivere quanto segue. Piero Leggio quando capisce, di poter impugnare il microfono e dare sfogo alla sua passione? Beh, ho capito di essere intonato fin da piccolo, la musica è una passione che coltivo sin da tenera età. La conferma di essere musicalmente dotato, l'ho avuta, grazie ai piccoli successi che riscuotevo in famiglia, dopo i miei spettacolini casalinghi a base di bastone-microfono e sorellacugina-coriste. La mia acerba bravura la si leggeva in faccia ai parenti, allora spettatori, stupiti e sorridenti. Ricordo anche la mia prima esibizione pubblica. Mi trovavo ad un party, assieme ad un giovanissimo ed esordiente artista locale, Riccardo Pecoraro (cantante, musicista e cantautore). Con lui al pianoforte intonammo la canzone Victims dei “Culture Club”, fu quella la prima volta che cantai davanti ad un pubblico, era il 1988 o forse 1989. Le vere esibizioni, quelle serie, arrivarono più tardi, nel 1994, anno in cui, con un altro cantante, formammo il duo “Skarno”. Da lì cominciò la mia avventura musicale ed il mio modesto successo. Hai una voce particolare, subito riconoscibile, una firma sui brani che interpreti. La simpatia è caratteristica fondamentale nelle tue performance.... Si è vero. La simpatia è un'altra delle mie armi. Ritengo che l'essere simpatici sia fondamentale nell'affrontare la vita di tutti i giorni. Troppo seriosi? Noooo per carità!! Oltre ad essere un bravo cantante sei anche un bravo intrattenitore, dobbiamo cominciare a considerarti anche showman? Non credo. Mi considero una persona molto timida, dietro ad un microfono riesco solo a cantare. Il ricordo più bello legato alla tua carriera? Di bei ricordi ne ho tanti, ma il più bello, che poi mi portò tanta fortuna, è legato all'esordio del duo “Skarno”. L'episodio si verificò in un locale, un pub. Ricordo il silenzio imbarazzante ed inaspettato che seguì la mia esibizione, una delle prime fra l'altro, silenzio rotto, fortunatamente, da un unico applauso e da un unica voce che gridava “BAVO PAPAI ”, era la mia primogenita, Giuliana, che con la sua vocina piccola e sgangherata mi incoraggiava a proseguire. Sei il leader dei “Sud di giri”, una cover band vulcanica, eterogenea, variopinta sotto l'aspetto caratteriale. Qual'è il segreto per tenere unita una Band? No, non mi sono mai sentito leader, nè dei “Sud di giri”, nè degli altri gruppi di cui ho fatto parte. Ma se relazionarsi col pubblico, prendere contatti a scopo lavorativo etc.. significa essere leader, allora lo sono. Tenere unita una band è veramente difficile. Per quanto mi riguarda, ingredienti fondamentali sono la fiducia e la sincerità. Venuti meno questi, viene meno anche la band. Nella tua più che decennale carriera ti sei scontrato con mode e tendenze musicali sempre diverse, a quale sei più legato? Oh si, è vero! Io però sono sempre rimasto legato agli anni 70/80, sono cresciuto con questa musica, la musica degli Eagles, dei Toto, dei Spandau ballet, Duran Duran, degli U2. Scusate se è poco, viva gli anni 70/80. Piero Leggio oltre ad essere abile interprete, è anche cantautore? Ho scritto solo una volta, si trattava di un brano che, le “Api ronzanti” utilizzarono per la finale di un contest musicale, tenutosi a Taormina. Le amministrazioni comunali carinesi, ultimamente, si sono viste poco sensibili, ad un aspetto culturale importante, quale è la musica. Cosa ne pensi? Vorrei astenermi del tutto nel rispondere a questa domanda. Voglio solo dire che, come l'ora d'aria per i carcerati, bisognerebbe istituire l'ora di musica per gli ignoranti.
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