A Carini nuova vittima per questo maledetto virus: la famiglia saluta Pino Cilluffo

Questa maledetta pandemia continua a turbare la nostra vita e tante famiglie che loro malgrado si sono trovate o si trovano coinvolte più o meno pesantemente in questa realtà chiamata contagio. Riceviamo e pubblichiamo la lettera di saluto che il signor Pasquale Mannino ha voluto tributare al cognato Pino Cilluffo. Noi, dal nostro canto, continuiamo a sensibilizzare tutta la comunità carinese al massimo rispetto delle ristrettezze, affinchè le nostre famiglie non versino nuove lacrime, chiedendo la massima attenzione soprattutto per i giorni di festa che ci accingiamo a vivere.

Caro Pino è difficile riassumere in una lettera, il racconto della tua vita spezzata improvvisamente a 73 anni. Si, siamo nati nella stessa via, scherzosamente mi dicevi “ti ho visto nascere”, ma nonostante i dieci anni di differente età, abbiamo giocato a calcio insieme, fatto gare di velocità e nonostante il tuo peso, perdevo sempre. Poi l’America, ti ho perso di vista per alcuni anni, quindi il ritorno, il matrimonio con la sorella di tua moglie e sono diventato uno di famiglia. La tua passione per la campagna ad un tratto si è accompagnata al lavoro di mediatore, che senza particolari esperienze pregresse, svolgevi con una abile e rispettosa capacità comunicativa. Pinuzzu “u’ sansali”, mattinate a curare i tuoi campi ma già alle nove o dieci eri in piazza, e li anche di pomeriggio colloquiavi con paesani e non, passavo in macchina o ero fermo a fare scorta d’acqua alla fontana, e la tua mano si alzava a salutare, sempre. Parlo a nome di tutti, moglie, cognata, figli e nipoti, cugini, semplici conoscenti, l’atteggiamento da te tenuto, la disponibilità, il soccorso da te garantito, era identico nei confronti di tutti, questo in un mondo individualista ed egoista, era al contempo una nota strana e bella. Non eri vecchio, oggi a 73 anni non si è ancora vecchi e la tua tempra era di un uomo sano e robusto, nessuno avrebbe temuto una tua sconfitta, molti altri più deboli sono usciti malconci, ma sono tornati a rivivere la loro vita, la loro famiglia. Ci conforta poco l’idea che i tragici ultimi giorni di sofferenza siano finiti e che adesso riposi in pace, il problema adesso è che acquietata la tua sofferenza è iniziata la nostra, la tua mancanza sarà davvero dolorosissima, per i familiari in particolare, ma anche per la moltitudine che ti ha conosciuto. Quanti paesani ma anche tanta gente sconosciuta hai accompagnato mestamente al Cimitero, per umana pietà, oggi tu non hai voluto essere di peso, le circostanze tragiche che ti hanno rapito, obbligano nel contempo a stare lontani e saremo forse in pochi i presenti, ma rappresentiamo la moltitudine che oggi ti piange incredula. Ti sei portato via un pezzo di ognuno di noi, ecco perché siamo lacerati, perché quando c’eri, la vita, anche dopo giorni e giorni passati senza incontrarsi, ancora più velocemente si riannodava istantaneamente, e il sorriso e la mano, se eri a distanza, erano il ponte che ci univa, e il flusso di idee e pensieri rifluiva, fosse pure per banali aneddoti e fatti di spirito. Ti sei portato via un pezzo della nostra vita, quando c’eri non ci facevamo caso, se tu possedevi una parte di quella vita vissuta insieme, tu ne avevi una parte noi l’altra metà, le due parti potevamo farle combaciare quando volevamo. Adesso non c’è più quella metà necessaria a formare quell’equilibrio, è andata via con te, ecco perché stiamo male. Non è stato possibile vederti e salutarti, ma siamo sicuri che adesso sentirai come ti stiamo stringendo, come tutti noi ti stiamo fortemente abbracciando.