Oratorio del SS Sacramento

L’Oratorio del Santissimo Sacramento si trova in Piazza Duomo 1, nel centro storico di Carini. L’1 luglio 1557 Papa Paolo IV autorizzava l’istituzione di una Compagnia del Santissimo Sacramento a Carini, che vide fin da subito l’adesione di tanti carinesi facoltosi. La prima sede provvisoria della Congregazione fu all’interno della Chiesa Madre, in quell’area oggi occupata dalle ultime tre cappelle a sinistra guardando l’altare, con ingresso in quello che oggi è l’altare del Sacro Cuore, un tempo dedicato a San Sebastiano.

Le cospicue rendite e i numerosi legati testamentari fecero ben presto della Compagnia del SS. Sacramento una delle confraternite più ricche, e questo permise, agli inizi del 1600, la costruzione di una nuova sede. Alla fine del 1600 si stabilì di decorare ed arricchirne gli spogli locali. Seguendo l’esempio degli oratori palermitani, il nostro fu interamente decorato in stucco e probabilmente l’incarico fu affidato a Giacomo Serpotta e alla sua scuola, dato confortato dall’impostazione scenica degli stucchi e dal serpentello che il Serpotta usava lasciare tra le sue opere quale firma.

Entrando dalle due porte di legno scolpite, opera di autore ignoto del XVII secolo, si accede al vestibolo, dove i Confratelli, spogliandosi dei propri abiti, simboleggiavano la purificazione dai peccati. Qui trova posto la lavagna della Madonna del Monserrato, opera su ardesia di Giovanni Battista Arena del 1605.

Due piccole porte conducono all’Oratorio, dove si rimane colpiti dai candidi stucchi abbinati agli affreschi, questi ultimi probabile opera del messinese Filippo Tancredi e del palermitano Filippo Randazzo. Al centro dell’arco centrale, che sovrasta l’unico altare, troviamo l’Apoteosi dell’Eucaristia, rappresentata dal calice e dall’ostia dorati al centro di una maestosa corona sorretta da angeli.

Appena entrati dal vestibolo, in senso antiorario partendo da destra, sul cornicione sopra la panca in noce, dove prendevano posto i confratelli, vi sono otto statue allegoriche che rappresentano: la Chiesa, la Temperanza, la Giustizia, la Speranza, la Fede, la Carità, la Fortezza e la Prudenza. Tre raffigurano le Virtù Teologali: Fede (con i simboli eucaristici), Speranza (con l’ancora, simbolo di salvezza) e Carità (raffigurata come una matrona che allatta il figlio, similitudine del latte materno con l’Eucaristia, cibo dell’anima); quattro raffigurano le Virtù Cardinali: Prudenza (con i simboli del cilicio e della Croce), Giustizia (con la spada e, un tempo, la bilancia), Fortezza (che stringe una robusta colonna) e Temperanza (raffigurata come una donna che versa dell’acqua in un braciere). L’ultima rappresenta la Chiesa, con la tiara papale rappresentante il Triregno Papale (Padre dei principi e dei re, Rettore del mondo, Vicario di Cristo in Terra), unica depositaria e custode del dogma eucaristico.

Sotto ogni finestra, su piccole mensole, si trovano sei scene raffiguranti i principali miracoli eucaristici:

  1. Melchisedech offre a Dio il pane e il vino.
  2. Il Santo Viatico.
  3. Il Miracolo della mula e Sant’Antonio da Padova (la mula digiuna da tre giorni preferisce l’Eucaristia alla biada).
  4. Il Miracolo di Bolsena (l’ostia che stillò sangue significando il rinnovo del sacrificio eucaristico di Gesù).
  5. Il Miracolo di Torino (l’ostia sospesa in aria dopo il furto dell’ostensorio da una chiesa).
  6. San Pasquale Baylón con il gregge.

I candidi stucchi della volta sono impreziositi dagli affreschi che raffigurano personaggi legati all’Eucaristia. Al grande affresco del Trionfo dell’Eucaristia e il trionfo dell’anima del confrate fanno da cornice i quattro Evangelisti, i quattro Re del Vecchio Testamento: David, Salomone, Asa e Iosafat, e quattro delle dodici Sibille (corrispettivo pagano dei Profeti del Vecchio Testamento): Cumea, Frigia, Libica e Delfica. Nei due piccoli tondi contrapposti si osservano Mosè e Melchisedech.

Nel presbiterio, oltre alla tela dell’Ultima Cena, probabile opera di Pietro d’Asaro (detto il monocolo di Racalmuto) e genero di Giuseppe Salerno (lo zoppo di Gangi), vi sono due grandi tele con Elia che riceve il pane da un Angelo e la moltiplicazione dei pani e dei pesci. La piccola volta è arricchita dagli affreschi raffiguranti i primi tre grandi Patriarchi: Abramo, Isacco e Giacobbe.

Al centro dell’arco campeggia una frase di San Giovanni Crisostomo: “Cogita quali mensa fruaris” – “Pensa bene a quale banchetto ti accosti”. Il putto sull’aquila ricorda il Vangelo secondo Giovanni, ovvero l’uomo che si rinnova alle sorgenti dello spirito. Il cartiglio sorretto dall’aquila invita al silenzio per la contemplazione del mistero eucaristico.

Giorni e orari d’apertura – sabato e domenica dalle ore 11:00 alle 13:00 e dalle ore 17:00 alle 19:30;

Ingresso a pagamento – € 2,00;

Info & prenotazioni – 3398995304 – https://www.arteefedecarini.com