Nelle scorse settimane si sono verificati a Villagrazia di Carini due episodi che fanno riflettere sulla triste e pericolosa emergenza sociale che vivono soprattutto i nostri anziani. Del sequestro di persona con rapina vi abbiamo già parlato in un’altra notizia, adesso vi riportiamo la versione integrale di come un anziano è stato truffato lo scorso 27 giugno.
E’ martedi, una giornata molto calda, siamo in via Nazionale a pochi passi dal “Bar Spina”. Sul marciapiedi cammina Nino, un nonno carinese che stà raggiungendo a fatica, perché claudicante ad una gamba, il cugino, la cui abitazione dista pochi metri più in là. Qui viene intercettato da un uomo che si “avventa” sul nostro sfortunato protagonista, sommergendolo di parole e frasi in inglese, alla quale Nino non sà rispondere perché non capisce la lingua; pochi attimi ed entra in scena un secondo uomo, il “complice”, che repentinamente si inserisce nella discussione, traducendo dall’inglese all’italiano. “L’inglese” a corto di contanti e con l’esigenza di reperirli in breve tempo visto che doveva partire d’urgenza da lì a poco dal porto di Termini Imerese, stava proponendo all’ignaro Nino un super “affare”, la vendita di un gioiello di famiglia, un anello, che a suo dire valeva oltre 15 mila euro, ma vista la necessità, era disposto a venderlo subito “solo” per 10. A questo punto entra in scena un terzo uomo, “il gioielliere”, colui che viene chiamato dal “complice” per comprovare la bontà dell’affare. “Certificato” che quell’anello era di valore, “il complice” propone a Nino di acquistare insieme il gioiello, per poi rivenderlo e guadagnarci qualcosa.


Non sappiamo se Nino a questo punto della vicenda sia stato già irretito da qualche spray o sostanza simile, cosi come avanzato dalle Forze dell’Ordine in seguito, tantè che mentre “il complice” recuperava 7 mila euro, Nino velocemente si recava nella vicina Banca di via Elba e prelevava 3 mila euro in contanti, peraltro quasi prosciugando i suoi risparmi, consegnandoli al truffatore nei pressi di Piazza delle Vittorie.

Siamo in pieno giorno, tra la gente, nessuna ha visto e sentito niente, truffa consumata e ovviamente anello dal valore di pochi spicci.
A raccontarci quest’assurda vicenda è la figlia, anch’essa incredula per giorni che tutto ciò sia successo per davvero; oggi ha trovato il coraggio di parlare spazzando quello strano imbarazzo dalla mente; poca la fiducia di rintracciare quell’uomo robusto e dalla polo color verde fosforescente, ma parlare- prosegue la donna- per evitare che questa truffa possa risuccedere.