E dopo una breve pausa di “riflessione”, eccoci all’edizione numero 73 del nostro giornale, e quando dico nostro, parlo nel senso più stretto del termine, cioè che appartiene a noi, che ci riguarda da vicino, che riguarda la nostra comunità.
Riprendiamo da dove avevamo lasciato; nuovi carinesi sono i protagonisti di questo mese, provenienti da tutti gli ambiti, dal sociale, alle associazioni, dalla scuola agli scout, talenti giovani e meno giovani che donano giornalmente qualcosa del loro tempo per la nostra comunità, che in questi mesi vive quasi arrendevolmente un fenomeno che stà svuotando il nostro paese.
Come nei primi anni ‘60, a Carini è tornato prepotente il fenomeno dell’emigrazione.
A distanza di quasi sessant’anni si torna ad emigrare per lo stesso motivo che spinse i nostri padri a varcare l’oceano in cerca di miglior fortuna: la povertà, solo che mentre ieri la povertà era rappresentata da vera miseria, oggi nel mondo tecnologico la povertà è un misto tra difficoltà di ordine economico, sociale, culturale, di valori e ovviamente occupazionale.
Carini oggi non offre praticamente nessuna possibilità lavorativa alle nuove generazioni, e l’aspetto triste è che nessuno ne parla, ne tanto meno pensa di progettare alcun impulso per lo sviluppo.
Paradossalmente questa miseria “sociale” in cui viviamo oggi è ancora più profonda di quella vissuta dalle generazioni dei nostri avi; prima era normale che la generazione successiva stesse meglio di quelle che l’avevano preceduta, oggi si verifica l’esatto contrario e il passaggio tra generazioni avviene in negativo.


Una “questione giovanile” che si mostra in modo brutale: la povertà colpisce soprattutto i giovani intorno ai 35 anni e di fronte ad un mercato del lavoro con una forte disoccupazione e il calo dei livelli salariali, giorno dopo giorno assistiamo alla scelta di emigrare. Vanno all’estero, malgrado in molti casi il lavoro non è adeguato alle proprie capacità: a Londra il laureato fa il cameriere e a New York il pizzaiolo, ma tanto guadagna di più che qui da noi.
Se a tutto questo aggiungiamo che oggi non emigrano solo i trentenni in cerca di prima occupazione, ma emigrano anche i cinquantenni che il lavoro lo hanno perso, ci rendiamo conto che Carini è un paese destinato a diventare vecchio e piangersi addosso, e allora si che la piazza chiusa e il centro storico tristemente depauperato ed in preda a baby gang, spacciatori e cani randagi, ne rappresenta l’emblema più fedele.
Sulla pulizia del paese si sono spese tante parole in questi anni, oggi che questa condizione finalmente e con orgoglio sembra essere raggiunta, paradossalmente si assiste anche alla pulizia di inventiva, creatività, progettualità, elementi essenziali per dare speranza al futuro di questo paese.
Buon 1° Maggio a tutti !!!