Il silogismo aristotelico e la bioetica

Nelle mie reminiscenze filosofiche, da liceale classico, stimolato dalle tante,  pretestuose polemiche dei nostri giorni, ricordo il mio professore di storia e filosofia, don Maio,  parlarci dei sofismi, o meglio dei falsi ragionamenti, di argomentazioni basate su presupposti non veritieri, con ragionamenti capziosi, abili, degni dei migliori affabulatori. Oggi pertanto, nella agorà del villaggio globale, assistiamo all’inflazione della parola, condita dal sentimentalismo lacrimoso, delle migliori pagine dei media. Non esiste tema, dal lavoro, alla scuola, alla sanità, all’economia, i cui presupposti di un confronto poggino su fondamenta filosofiche condivise, accettabili, è invece un tutti contro tutti, in cui il sofisma rappresenta l’arma principale per affermare la superiorità di una fazione sull’altra.

Se affronti il tema della famiglia sei un “medievale oscurantista” se parli di matrimonio tra un uomo e una donna, sei un “omofobo” , se  discutiamo del fine vita, vuoi essere “arbitro della vita altrui”, se richiami il ruolo dei docenti e il rispetto dell’autorità nella scuola sei un “reazionario”, e se infine tenti timidamente di richiamare l’argomento dell’aborto, sei un “fascista” che vuole privare  le donne dei diritti acquisiti, e vuole un ritorno ai secoli bui. Insomma non c’è via di scampo, la verità è che la società disegnata, per il mondo occidentale,  negli anni sessanta e settanta, rappresenta un tabu’, intoccabile, intangibile. Diciamo che a farla da padrone in questi anni sono stati, è vero, i movimenti legati alla sinistra marxista, che tuttavia, mai e poi mai sarebbe divenuta maggioranza, senza coniugarsi con altri mondi culturali presenti nella società. In Italia abbiamo vissuto l’esperienza del compromesso storico, con una mirabile sintesi tra visioni etiche diverse, che hanno prodotto leggi e ordinamenti istituzionali, attenti e rispettose delle diverse visioni antropologiche. Pensiamo alla legge sull’aborto, alla prima legge sul divorzio, alla legge Basaglia, alla riforma sanitaria. Ma il made in Italy, caso unico al mondo, aveva come “condicio sine qua non” la presenza di un forte schieramento politico di ispirazione cristiana e un altro di ispirazione marxista. La politica di Moro e Fanfani, lontana mille miglia, dai sempre giovani eredi, nulla aveva a che fare con lo scioglimento dei cattolici nel contenitore della sinistra.

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Quello che è avvenuto successivamente, nel resto del mondo occidentale, e anche in Italia, è stato il matrimonio tra quello che era l’antica tradizione culturale della sinistra storica con il pensiero libertario del radicalismo. Per cui quello che era una triste realtà, come l’aborto, (leggi preambolo della legge 194) accettata e compresa,  diventa un “diritto”. Oggi il panorama politico culturale dell’occidente risulta arido, appiattito, monocorde, interrotto da acuti sovranisti e populisti, con scarsa valenza culturale ma sicuramente caratterizzati da grande forza emotiva sicuramente dirompente, se non si esce dall’autoreferenzialita’ dei radical chic. Ma ritorniamo al sillogismo aristotelico, base della logica, del ragionamento filosofico fatto con onestà intellettuale, partendo da verità condivise, se A e’ uguale a B e B e’ uguale a C, A è uguale a C. E ripartiamo dalla “madre di tutte le questioni etiche” la interruzione volontaria di gravidanza.

Partiamo dallo zigote, fusione della cellula uovo e spermatozoo, processo unico, e con caratteristiche irripetibili,  che conduce rapidamente alla morula, all’embrione, feto, e poi bambino. Aristotile ci direbbe che se lo zigote è l’embrione, e che se l’embrione è il bambino nato, e quindi ciascuno di noi, potremmo affermare che lo zigote è il bambino e che se noi “interrompiamo” volontariamente lo zigote, interrompiamo il bambino, noi stessi, ergo…lascio a voi le conclusioni. Capite bene che se non ripartiamo da questo, tutto è un fatuo e vano ragionare, il mondo non conoscerà pace, anzi i conflitti saranno sempre maggiori, perchè sui sofismi non potremo costruire nulla di buono. Il tema della difesa della vita, del rispetto di essa dalle origini, è alla base di ogni conquista sociale, di ogni diritto, è alla base della giustizia, della solidarietà, è alla base della libertà, della felicità dell’uomo, perche rappresenta il fondamento del senso della vita. “Se una madre può uccidere suo figlio, chi  impedisce agli uomini di uccidersi tra di loro? Madre Teresa di Calcutta alla consegna del premio Nobel per la pace 1979. E’ proprio cosi, se il bambino che porto in grembo posso ucciderlo, perchè lo sento come nemico, perchè non uccidere il nemico che mi entra in casa come ladro, o l’emigrante che invade la mia vita come invasore, e non si finisce mai con la violenza, dal momento in cui la mia libertà inizia e finisce avendo come riferimento solo me stesso,  e non la libertà di esserci dell’altro anche se ancora zigote.

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