“La Politica è bella…”

Queste le ultime parole pronunciate, prima di morire, da Ciccio Torrenuova, padre di Peppino, protagonista del film Baaria di Tornatore. Un vero capolavoro, testamento, del regista baarioto, una narrazione che parte da un piccolo agglomerato di case per attraversare il mondo intero attraverso la storia. Lavoro che, seppur apprezzato, non è riuscito a scrivere il titolo nelle opere immortali. Paga infatti il prezzo di un’ambientazione fortemente regionale, e una lingua non molto compresa dal resto del mondo. Quello che in grande, fatte le debite proporzioni, accadde a Verga con i suoi Malavoglia, opera talmente lirica, che tutte le volte che provo a rileggerla a voce alta sono costretto a fermarmi per l’emozione.

E si la politica è bella, la politica quella vera, quella legata alla vita della gente, alle emozioni, alle paure, alle speranze, ai progetti, ai sogni, alle scoperte, alle intuizioni, all’amore per la verità, insomma quella che ha il suo abitat nell’Agorà greca, nelle aule del Senato dell’antica Roma, quella che nasce dalla visione antropologica aristotelica, da quell’idea che l’uomo sia un animale politico. La politica l’ho sempre respirata a casa attraverso i confronti scontri tra nonno e papà, scontri che divennero miei, nelle forti contestazioni alle posizioni di mio padre. La politica quella bella del confronto tra idee e visioni diverse, basata sulla grande verità del bene comune, dell’ “amicus Plato sed magis amica veritas”. Per secoli la politica si è appalesata come luogo di incontro e scontro tra interessi e visioni diverse della vita, in una sintesi, buona o cattiva, pacifica o violenta ma che poneva al centro la convinzione della ricerca del bene possibile per la comunità. Lo scenario muta con l’avvento delle ideologie, termine che per la prima volta ritroviamo in un’opera di Antoine-Louis Claude Destutt de Tracy con il significato di “scienza delle idee e delle sensazioni” o meglio “sistema delle idee” secondo Karl Marx. Insomma qualcuno immagina che la politica non sia più il quotidiano e libero confronto tra modi diversi di intendere la esistenza, ma un progetto pensato a tavolino dentro cui costringere il mondo, con le buone o le cattive, per costruire una società perfetta. Il novecento è il secolo che ha fatto da cornice storica per il dispiegarsi dei sistemi ideologici meglio strutturati, il marxismo e il nazionalsocialismo, che hanno generato un conflitto bellico di proporzioni abnormi, e il congelamento, dentro una visione dittatoriale, di milioni di uomini e donne, privandoli della libertà, e rubando loro la dignità di persona. Il mondo intero è stato disegnato dalle ideologie con gli accordi di Yalta, e dal muro di Berlino.

In mezzo al guado, tra questi due mostri, vittima di entrambi, si è trovata la Polonia, la terra che ha dato i natali a Karol Wojtyla, protagonista assoluto del XX secolo, che con il suo pontificato accelera la fine del comunismo. Con la fine della guerra fredda e la caduta del muro di Berlino si è decretata, affrettatamente, la morte delle ideologie, immaginando un superamento di visioni preconcette, recuperando un libero confronto. Questo purtroppo non è vero, perché alle ideologie, ormai vuote e spente, sopravvivono i metodi di lotta, basati sull’insulto, sulle menzogne, sulle denigrazioni, sull’uso strumentale dei mezzi di comunicazione, cose che abbiamo imparato a conoscere, anche nel nostro paese, scoraggiando la partecipazione della gente. Il percorso per ritornare alla sana politica è ancora lungo, perché non è ancora svanito, nel cuore dell’uomo, la presunzione di costruire la società perfetta, strumentalizzando la storia. Non potrà esserci la politica vera, senza il contributo dei cattolici, autentici detentori della vera laicità, perché al primo posto nel cuore della cristianità c’è l’uomo nella sua interezza, nella sua libertà, nella sua dignità che va ben oltre i progetti e le idee. Non c’è politica autentica se non si riparte da quella visione antropologica che fa di ogni uomo il centro del creato, metro di misura di qualsiasi scelta, perché creato ad immagine di Dio e posto sin dalla sua nascita nell’eternità. E’ il momento dell’impegno politico per i cattolici, non per fare da stampella alla destra o alla sinistra, ma vivendolo, come diceva Paolo VI come” la più alta forma di carità”. (foto copertina di AP Photo/Lionel Cironneau, File)