Particolare lettera a Babbo Natale in ritardo…

Riceviamo e pubblichiamo una lettera a Babbo Natale seppur sia in ritardo di qualche settimana… un modo per sdrammatizzare un pò in questo delicato momento che viviamo a Carini e non solo.

“Caro Babo Natali, scusa se ti scrivo Babo con una sola B ma non è un errore ma semplicemente una forma di rispetto nei tuoi riguardi perché come dice il mio compagno di banco Michele Fardellone, che è il più bravo della classe e ne sa sempre una più di me, in quanto lui per saperne di più, ogni classe l’ha ripututa tre volte di seguito. “Babbo” con due B, significa che tu sei scemo e scritto con tre B “Babbbo” adirittura, dalle nostre parti, addiventa una cosa vastasa che non si può dire. Non ti scrivo questa lettera di panza mia ma l’idea è stata della mia maestra che è una schetta vecchia, cioè una vergine inoltrata negli anni, così come mi corregge che si dici, il mio compagno di banco Michele che ne sa sempre due più di me! Ma oltre ad essere vergine inoltrata negli anni, è anche un po’ arriniata che nemmeno lui, Michele, sa come si dice in italiano e così ho capito che lui non ne sa sempre tre più di me. Tanto è arriniata che se non ti avessi scritto mi ha minacciato di farmi vedere gli spirdi di mezzogiorno che io non so cosa sono ma Michele, che è un vastasunazzo, mi ha spiegato che per farlo si sarebbe dovuta spogliare nuda e cosi io per scansarimi questa punizione ti sto scrivendo. Però se la mia maestra vuole che questa lettera ti arrivi, il francobolo ce lo deve mettere e leccare lei perché io non voglio sminchiare soldi ammatula! Se è vero come dice lei che tu a Natale se vuoi puoi fare tutti contenti, la prima cosa che ti chiedo e ti prego, di mandarci un marito anche malocombinato, perché uno in forma per lei mi sembra difficile anche per te trovarlo, in modo tale che possa sfogarsi poi a casa con lui invece di scottarsela poi con me a scuola rompendomi i cabasisi e con una fava, che dovrebbe essere il marito, prenderesti due piccioni. Faresti un piacere non solo a me ma spero anche a lei.

Visto che ci sono vorrei chiedere un altro favore che è quello di aiutare la mia famiglia. Devi sapere che io, mia madre e mia sorella Carmen, che da quando si è fatta zita si fa chiamare Carmenzita, viviamo a casa di mio nonno che dovrebbe essere per esclusione il padre di mia madre perché quello di mio padre non lo ha mai conosciuto nemmeno lui, perché non si sa chi fu. Di mio padre è meglio non parlartene per non farti sconcertare perché questa cosa nutule, cosi come lo chiama la mamma, qualche anno fa se ne scappò con una dell’alti-Italia di passeggio qui da noi, che come dice il nonno lavorava nelle strade e non perché l’aggiustava come fanno quelle dell’Ananas. Mio padre è da prima che voleva trasperirsi al nordo perché le nordice li preferiva alle sudice! In coscienza dell’arma devo dire che a casa sua mio nonno non tutto ci fa mancare e a me specialmente non mi fa nemmeno sentire la mancanza di mio padre perché le stesse sputacchiate e carcagnate adesso me li da lui. Ed è per lui che ti chiedo un altro regalo.

Devi sapere che lui di giorno si va a sedere in piazza al circolo dei combattenti perché mia madre piedi piedi non lo vuole, perché si appreca a tutto e lo schiaccia fuori. Però quelli del circolo si lamentano perché lui la guerra non l’ha fatta mai ma lui si difende dicendo che anche lui è un commattente perché tutti i giorni commatte con me. Ma questo motivo non giustifica la sua presenza al circolo e la sua presenza disonora i soci che ne hanno diritto in quanto, quando è stato chiamato ai tempi alle armi, lui ha fatto finta di avere commissioni, attirantando tutto e si è fatto disonorare e per i soci resta un disonorato. Però quei pochi reduci che sono rimasti perché non sono morti in guerra, ora piano piano vanno morendo in pace e il circolo se non ci saranno nuovi commattenti rischia di chiudere ed è quello che mio nonno teme. Dove andrà poi a sedersi?!

Quindi caro Babo Natali, fa che ci sono altri commatenti! Fai scoppiare un’altra guerra però senza ne morti e ne feriti ma con tanti commattenti. Una guerra, come dice mio nonno, uguale a quella che fanno i politici che nelle cammare davanti a tutti sembra che si scannano come i cani e poi di nascosto mangiano alla stessa tavola, abbagnando tutti nella stessa pignata. Il circolo così non sarà costretto a chiudere e faresti contento sia mio nonno, sia mia madre che se lo leva di davanti. Se non mi accontenti in quello che ti chiedo vuol dire che sei un Babo Natali con due e tre B”.

Pasqualino Fardellone cugino di Michele