Diverse edizioni fa, dedicammo in occasione della festa della donna la nostra copertina a Rosa Mosca, maestra, educatrice e simbolo della carinesità col suo fare garbato ed affettuoso. Una donna gentile e dal grande spessore umano e sociale.
Per tanti anni abbiamo provato ad intervistare il marito, Antonino Oliveri, professore di Matematica, anche lui dal fare garbato e per molte generazioni di carinesi vero “cervellone” dell’insegnamento; ce ne faremo una ragione, perché la riservatezza del professor Nino, ribattezzato “Zichichi”, e qualche malanno di troppo, hanno reso vana il nostro tentativo.
Ma da due luminari dell’insegnamento ci chiediamo cosa poteva nascere ?
Oggi parliamo del figlio della coppia carinese forse più conosciuta a Carini, Roberto Luigi Oliveri, 45 anni, Laureato in Fisica e Dottorato in Fisica Applicata presso l’Università degli Studi di Palermo. Uno che vanta esperienza nel campo delle microtecnologie ottiche ed elettroniche acquisite presso il CNR-IMM di Catania e al Centro di Ricerche Elettroniche della Sicilia (CRES). Attualmente impegnato nel campo delle celle fotovoltaiche e processi elettrochimici applicati alle nanotecnologie presso il Dipartimento di Ingegneria Chimica dell’Università di Palermo, e presso la quale tiene il corso di fisica generale in Ingegneria edile-Architettura.


Luigi, insieme ai colleghi studiosi Alessandra Moncada, Maria Grazia Insinga, Fabrizio Ganci ha ideato un progetto iscrivendolo ad un importante premio organizzato dalla Edison (la più antica compagnia energetica europea), che premia annualmente le startup e i progetti innovativi della penisola.
L’idea consiste nella realizzazione di batterie al piombo con elettrodi nano strutturati, cioè di dimensioni nanometriche (un miliardesimo di metro). A differenza del processo di produzione delle batterie al piombo tradizionale (quelle che abbiamo in tutte le auto, moto e sistemi di accumulo tradizionali, per intenderci), la produzione degli elettrodi avviene mediante un processo di elettrodeposizione che permette di ottenere una morfologia singolare in forma di nanofili, aventi un diametro di circa 200 nanometri. Questa tipologia di batterie offre eccellenti prestazioni in termini di velocità di carica e scarica (2-6 minuti) e durata. In parole povere una batteria più performante, più efficiente e meno costosa perchè frutto di materiale riciclabile.


L’idea è principalmente rivolta ai produttori di batterie al piombo e industrie del settore, con le quali cooperare per creare una gamma di prodotti che possano soddisfare campi di applicazione al momento non coperti dall’attuale tecnologia delle batterie al piombo. Questa tecnologia, infatti, utilizza solo una parte del materiale attivo (piombo) per cui la capacità a disposizione risulta limitata, così come la velocità di carica e scarica (sappiamo che ci vogliono decine di ore per caricare completamente la batteria della macchina!). Questi parametri limitano quindi il campo di applicazione.  Allo stato attuale il progetto è solo un prototipo protetto dal 2012 da brevetto, e la partecipazione ed eventualmente la vittoria dell’Edison Pulse, rappresenterebbe una spinta non solo economica ma anche morale per la realizzazzione di quest’innovazione, utilizzando una materia completamente riciclabile e a basso costo, rappresentando una nuova frontiera per lo stoccaggio dell’energia dalle fonti rinnovabili.