Referendum: le ragioni del “No”

Il 20 e 21 settembre si terrà il referendum col quale il popolo italiano si pronuncerà per confermare o meno la modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. Se vincerà il “No”, le modifiche non saranno attuate. Se vincerà il “Sì”, il numero dei deputati passerà da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200. Oggi pubblicheremo l’articolo che segue (redatto da Vincenzo Musso) in ragione del “No” e in seguito pubblicheremo una video intervista con il deputato “5 Stelle” Caterina Licatini recentemente ospite a Carini, in ragione del “Si”.

“Credo sia pressoché scontato che vinca il “Sì”. Ma personalmente non vedo una sola ragione, che sia una, per votare in maniera diversa dal “NO”. A dire il vero, anche lo stesso fatto che si passi da numeri più articolati (630 e 315) a numeri netti e perciò stesso simbolici (400 e 200) manifesta che si tratta di una riforma effettuata con l’accetta, che ha un certo sentore di desiderio indistinto di fantomatica “vendetta”. È una proposta che solletica la pancia di chi ritiene realmente di impegnarsi civicamente col semplice sostenere che i politici, senza distinguo, abbiano “la faccia come il culo”. Infatti non è casuale che uno degli argomenti che viene addotto per convincere a votare “Sì” sia il risparmio che si otterrebbe da tale taglio dei parlamentari. E allora accettiamo pure che il problema dei costi sia tale da indurre a prendere decisioni epocali sui meccanismi della democrazia in base proprio ad essi. Secondo AGI il bilancio attuale della Camera dimostra che il risparmio che si otterrebbe annualmente sarebbe di 52,9 milioni di euro, in cui rientrano indennità e rimborsi dei parlamentari. Invece al Senato il risparmio annuale, più variabile, sarebbe di circa 29 milioni di euro, sempre comprensivo di indennità e rimborsi. La spesa complessiva dello Stato stimata per il bilancio del 2020 sarà di 662.000.000.000 (662 miliardi) di euro. Quindi si otterrebbe, lavorando sui meccanismi della democrazia non col bisturi ma con la chiave inglese, il risparmio dello 0,01% del bilancio statale. È come se nel bilancio annuale di una famiglia si decidesse di economizzare in maniera decisa risparmiando su una singola bottiglia di aranciata. Solo che se anziché l’aranciata da un litro compri quella da mezzo litro, alla fine non ce ne sarà per tutti i componenti della famiglia. E questo riguarda anche la rappresentanza politica: molti territori italiani avranno meno rappresentanza parlamentare, o addirittura non ne avranno. La Sicilia, per esempio, come spiega la Repubblica in un articolo del 2 settembre reperibile anche online, diventerà la Regione meno rappresentata d’Italia in Parlamento.

A proposito del rapporto tra elettori ed eletti, poiché in verità ciascun Paese fa diversamente per ragioni di vario ordine, in primis di carattere storico e territoriale, ogni paragone lascia il tempo che trova. In ogni caso: una cosiddetta argomentazione che viene portata per il “Sì” è rilevare come il Congresso USA preveda 435 deputati alla Camera dei rappresentanti e 100 parlamentari al Senato, per una popolazione complessiva di circa 330 milioni di persone. Si fa notare come in Italia invece siano attualmente previsti 945 parlamentari per 60 milioni di abitanti. Ma allora anche 400 deputati e 200 senatori restano troppi. E si dimentica (in buona fede?Mah…) che il Congresso USA è un parlamento federale, e che ciascuno dei 50 Stati degli USA ha i suoi specifici organi di governo, elettivi, e che, inoltre, si elegge ogni cosa sia eleggibile: perfino nelle forze dell’ordine e nell’ordinamento giuridico.

A me pare che il problema fondamentale sia questo: il complesso della classe politica nazionale viene percepita come di scarso valore, sia da un punto di vista della qualità politica e professionale, che da quelli culturale e morale, etico, perfino umano. Ma se anche fosse così, è assurdo pensare di risolvere il problema della qualità dei rappresentanti colpendo l’organo dove la rappresentanza deve essere esercitata, cioè il Parlamento. Sarebbe come se, a causa della scarsa qualità della programmazione prevista da tanti canali televisivi, uno prendesse l’apparecchio TV e lo sfasciasse. Forse basterebbe selezionare canali televisivi più educativi e più culturali, i cui contenuti possono essere attinti solo attraverso il mezzo televisivo stesso. Così come la democrazia può essere esercitata soltanto attraverso organi rappresentativi, come per l’appunto quello principe, che è il Parlamento. Rimane, questo sì, il nodo della scelta dei rappresentanti (che nell’esempio televisivo che ho fatto erano rappresentati dai canali). Ed è qui che l’elettorato dovrebbe fremere di indignazione: cioè per il fatto che l’attuale sistema elettorale non consente la libera scelta dei propri rappresentanti, poiché si vota con lo scandalo antidemocratico delle liste bloccate, in cui a essere eletti sono i prescelti dalle segreterie di partito, e basta. In buona sostanza, più che di eletti, si tratta di nominati. Trovo allucinante che prima si metta mano a una riforma così invasiva e demolente, promettendo che dopo si procederà alla riforma elettorale per garantire che gli elettori possano scegliere i loro rappresentanti per davvero. È una manovra degna di vecchissime volpi della politica, nonostante essa sia messa in atto da movimenti e forze politiche che dell’essere totalmente nuove e innovative hanno fatto la loro bandiera, e hanno posto questa “novità” a fondamento della loro azione “rivoluzionaria” nell’assetto politico e sociale dell’Italia. Quindi, ammesso che stiamo parlando di una riforma opportuna e giusta, anziché prima pensare a cambiare il modo di scegliere i parlamentari attraverso le preferenze e poi pensare alla riforma del Parlamento, si pensa prima alla riforma del Parlamento e si promette di pensare poi alla riforma elettorale. Ho il sospetto che ci stiano prendendo per coglioni. E temo che finiscano per tenerci per i medesimi. Cerco di spiegarmi. Voglio tralasciare il fatto che è veramente difficile trovare nella storia dell’umanità casi in cui strette autoritarie non siano avvenute attraverso il ridimensionamento degli organi di rappresentanza, democratica o oligarchica che fossero, sia nel senso delle loro prerogative sia nel senso della quantità numerica dei loro componenti. Se ne trovano esempi eclatanti in tutte le epoche: per esempio dai Greci e Romani, passando per Signorie e Principati, giungendo a Napoleone fino a Mussolini, Franco, Hitler e tutti i regimi comunisti dittatoriali del ‘900. E voglio anche tralasciare che una certa – nonché tutt’altro che esigua – rappresentanza parlamentare sia di area massonica, e dunque, vuoi o non vuoi, in qualche modo rientrante in logiche e prassi di tipo lobbystico.

Ma bisogna che l’elettore che si recherà alle urne per dare il suo responso sul quesito referendario abbia chiare alcune cose. Poniamo che effettivamente, dopo il referendum, si effettui la modifica della legge elettorale, consentendo la scelta reale dei candidati. La riduzione dei parlamentari renderà comunque necessario per ogni collegio elettorale ricevere più voti per essere eletti, fatto questo che in automatico segherà le gambe alle persone e ai movimenti che non avranno la possibilità di godere di imponenti risorse economiche per affrontare le campagne elettorali. E ciò determinerà la concretissima possibilità che gruppi bisognosi di rappresentanza per la tutela dei propri legittimi interessi resteranno del tutto afoni, senza voce, senza rappresentanza. Come in dittatura. A meno che singole persone e intere compagini politiche non accettino il sostegno di gruppi di potere finanziario e mediatico… E per me, in un Paese come l’Italia, connotato da una forte presenza massonica nei più vari ambiti e a tutti i livelli, questo non è il più seducente degli scenari. Andiamo, e concludiamo, alla seconda possibilità; secondo me, la più probabile. La legge elettorale non sarà cambiata, o riceverà delle modifiche soltanto parzialmente democratizzanti. In buona sostanza, coloro che diventeranno deputati o senatori continueranno a essere solo formalmente eletti, ma in realtà saranno dei nominati, tanto con le liste bloccate gli elettori non potranno scegliere, ma si sarà eletti in base alla propria posizione in lista. In pratica, costoro saranno dei premiati dalle segreterie di partito e dai poteri forti per il loro essere dei servi, degli yesman. Oltre a quanto ho ipotizzato nel delineare il primo scenario, in questo caso la situazione sarebbe ancora più vischiosa. Infatti, chi detiene veramente il potere potrà dunque contare su parlamentari perfettamente controllabili e governabili come marionette i quali, nel caso dovessero sgarrare e non obbedire, non verrebbero più candidati. Diminuendo radicalmente il numero dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200 tale controllo sarà molto più agevole, e la funzione del Parlamento sarà ancora più mortificata. Parliamoci chiaramente: a essere vilipeso non sarà semplicemente l’eletto nell’esercizio delle sue funzioni, ma lo stesso popolo italiano nella sua qualità di elettorato responsabile, coscienzioso e, soprattutto, veramente libero.

Davvero, non è il Paese che sogno per i miei figli. Per questo, nella tristissima consapevolezza della vittoria del “Sì” come voto che per molti sarà qualunquista e di pancia, porrò con convinzione e gravità la mia “X” sul “NO”.

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