San Vito, Patrono principale di Carini: cenni storici di Padre Ruggirello

La Chiesa di San Vito, martire e patrono principale di Carini, è tra le più antiche della III Hyccara e prima dell’attuale Madrice, nel XV sec. fu anche Chiesa Madre. Indubbiamente tra le chiese dell’attuale centro abitato, la Chiesa di San Lorenzo è “il fabbricato religioso più antico di Carini… innalzato secoli prima che sorgesse la chiesa di S. Giuliano e prima ancora che gli Arabi invadessero la Sicilia”. Infatti, ancor prima del 1492, quando venne edificata l’attuale, nei pressi del Castello La Grua la Chiesa di S. Giuliano (1100 c.), dove oggi c’è il convento delle Suore Francescane cappuccine dell’Immacolata di Lourdes, fu la Chiesa Madre fino al 1450, quando fu trasferita dall’attuale chiesa del Purgatorio a quella di San Vito. Nel 1447 venne ingrandita la Chiesa di San Vito, e nel 1532 venne restaurata e sopraelevata, come si legge nell’architrave del portone d’ingresso. In quell’anno San Vito sarebbe stato riconosciuto ed eletto Patrono principale della città.
Il culto al martire adolescente San Vito (IV sec.) a Carini è legato alla Diocesi di Mazara del Vallo, di cui è patrono principale. Hyccara, infatti, nonostante prima della dominazione musulmana in Sicilia fosse stata diocesi a sé, con la riconquista normanna dell’Isola nell’XI sec. venne incorporata alla Diocesi di Mazara. Fece parte di quel territorio diocesano fino al 1844, quando venne ascritta a quello dell’Arcidiocesi di Monreale, con la Bolla pontificia di Gregorio XVI “In suprema militantis Ecclesiae” (20 maggio 1844).
Nel libro della Maramma dell’Archivio parrocchiale della Chiesa Madre di Carini è scritto: “NOTANDA – Nell’anno 909 venne SS. Mulei Almoad Re d’Africa in Palermo, da cui ottennero i Carinesi formarvi il loro paese nella Terra Vecchia, essendo stata distrutta la Seconda Hyccara; ed in detto tempo, senza dubbio ebbero a formare la piccola chiesa di S. Giuliano, oggi ingrandita sotto il titolo del Purgatorio, che a tutto il 1450 fu Madrice Chiesa. Nell’anno 1447, il Sig. Barone Gilberto II La Grua, cominciò ad ingrandire la Chiesa di S. Vito, che terminatale nel 1450 a sue spese con licenza della Corte di Mazzara, vi fé trasferire il Sagramento dalla Madrice della Terra Vecchia con solenne pompa; e viene la detta Chiesa di S. Vito stabilita per Chiesa Madre”.
Col passare del tempo, anche se la Chiesa di S. Vito venne sopraelevata ed ingrandita, non potè contenere la popolazione carinese e nel 1492 venne edificata l’attuale Chiesa Madre sulla piazza principale. Così, da 1450 al 1523, quando venne eretta la Parrocchia della Chiesa Madre di Carini, la Chiesa di San Vito fu la Madrice. La chiesa fu sede di due confraternite, quella omonima di San Vito e quella dei SS. Crispino e Crispianiano. Presso i carinesi era celebre il “Tocco di San Vito” (un portico nel lato della piazzetta della chiesa del Rosario, visibile nelle antiche stampe della piazza), di cui rimangono le vestigia delle colonne di un antico portico. Come attesta lo storico Giuseppe M. Abbate nel suo libro su Carini, il Tocco di San Vito “era il foro di Carini: là si riunivano per gli affari importanti religiosi e civili i Carinesi. Sotto il Tocco si radunavano i giurati per trattare gli interessi dell’Università; là venivano pubblicati dal banditore i decreti del barone, l’annunzio di nuove tasse, la nascita dell’erede della baronia… Questa chiesa possiede una reliquia di S. Vito Martire, che la Toch Manriquez (sposa di Pietro II La Grua, ndr) le donò dopo la sopraelevazione” (p. 650).
Le evidenze artistiche più importanti del Patrono principale di Carini le ritroviamo in Chiesa Madre, due interne ed una esterna: la più antica è la statua lignea di Paolo Gili e Antoni Barbato, che risale al 1529; poi la maiolica del 1715 che si ammira nella piazza principale, che un tempo abbelliva la cuspide del campanile della Chiesa Madre, insieme ad altre maioliche dell’artista Giorgio Milone, raffiguranti il Crocifisso, la Vergine Maria Assunta e Santa Rosalia, oggi collocate in corrispondenza della Cappella del Crocifisso sul fianco destro della chiesa, a seguito di un fulmine che il 22 febbraio 1931 distrusse la torre campanaria, che venne ricostruita dal Servo di Dio Mons. Tommaso Mannino; infine, l’affresco di San Vito in una lunetta della navata centrale, decorata nel 1795 da Giuseppe Testa (1759-1815).
Nei suoi libri su Carini, mons. Vincenzo Badalamenti ha raccolto le memorie sulla storia, la cultura, l’arte, le tradizioni popolari, e raccontato alcune consuetudini locali. Relativamente alla Chiesa di San Vito, mi piace ricordare qualcosa sulla Solennità del Corpus Domini, che insieme a quella del SS. Crocifisso è tra le feste più importanti per la cittadina. È significativo che la Vigilia del Corpus Domini, i Vespri solenni si cantavano nella Chiesa di S. Vito, a ricordare l’antica Chiesa Madre; così come il giorno della Festa del Corpo e Sangue del Signore, la processione muoveva dalla stessa Chiesa di S. Vito. La festa si svolgeva in due tempi con due grandi processioni con tutti i simulacri dei Santi: il giorno proprio del Corpus Domini e nell’Ottava, il giovedì successivo.
Fino al 1920 circa si festeggiava il Patrono principale di Carini, San Vito, con funzioni religiose, concerti bandistici e fuochi d’artificio. Il Buffa-Armetta ci attesta che la festa del Patrono “un tempo si celebrava sfarzosamente, aveva la sua fiera nel Piano Agliastrelli e nella collia Sofia” (p. 137). Mons. Badalamenti ha tramandato un antico inno in onore di San Vito, che si cantava col motivo comune alle laudi popolari. Ne trascrivo solo qualche strofa, che si potrà leggere nella sua interezza nel libro “Carini nelle tradizioni popolari” (Palermo 1980, pp. 251-259):
Viva San Vito
San Vito evviva
Evviva San Vito
e chi l’esaltò.
Una lingua Divina
vorrei per lodare
un santo esemplare
che Dio ci donò.
Nel secolo terzo
del nato Signore
il Sommo fattore
Mazzara esaltò.
Per patria l’elesse
d’un Santo Bambino
che tutto divino
il mondo ammirò. […]
Il padre pur tenta
ritrarlo dal vero
ma dritto sentiero
mai Vito lasciò. […]
Lo spirito infernale
a Roma lo chiama
Ed egli con brama
colà si portò. […]
In una caldaia
fra piombo infuocato
quel Trino Beato
bruciasse ordinò.
Tra fiamme cocenti
lodando il Signore
con sommo favore
Iddio lo scampò.
A fiero leone
Esposti a duello
la belva un agnello
lambendo restò. […]
A cani arrabiati
a streghe e tempeste
a febri moleste
suo imperò mostrò.
Il nome suo degno
dà vita a chi l’ama
chi afflitto lo chiama
sue grazie accanzò.
La bella Carini
t’invoca Patrono
dal Sacro tuo trono
difendila ancor.
Buona festa di San Vito, di cui ancora molti carinesi portano il nome!
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