“E la chiamano estate..”

Era il 1965 quando Bruno Martino, cantante, compositore pianista ci regala questo bellissimo brano, che oggi faccio mio. Perché anche per me questa estate non ha il fascino di altre volte, manca qualcosa, che mi impedisce di sentire il profumo del mare. Credo di non essere il solo a vivere questa stagione di riposo, di vacanza con una insoddisfazione dentro, e non perchè manca lei, come recita il brano. Il disagio nasce perché ti ritrovi in un tempo in cui ciò che manca è la speranza, quella fiducia che ti accompagna in un tempo di relax, ottimo per riorganizzare le idee, per recuperare le energie, per rilanciare i progetti che hai nel cuore. Era questo lo spirito mio e dei miei coetanei quando ci preparavamo alla villeggiatura, luogo e momento di svago sì, ma anche di incontri, di compagnia, di confronto, ove in un clima sereno si viveva dentro la cultura, la politica del tempo. Erano i tempi in cui ti sentivi protagonista, dentro una comunità che aveva una idea del bello, la voglia di crescere, di migliorarsi. Sentivi il fascino del domani, ti sentivi attratto dall’idea che si poteva cambiare il mondo, insieme, confrontandoci, discutendo, litigando avendo sempre una meta, la meta del bene comune.

Oggi ci sentiamo rattristati da uno spettacolo triste offertoci dai protagonisti che occupano le poltrone di governo in Italia, in Europa, nel mondo. E’ triste salire in macchina, in treno, in aereo per dirigersi verso la vacanza portandosi nel cuore udite udite il dramma delle chat di Delmastro, o le consulenze di Conte durante la pandemia, per non parlare dei conflitti, inaccettabili, in atto nel mondo, senza spiragli di pace.

E’ triste elencare il numero di morti innocenti, considerando tutto ciò inevitabile, un atto dovuto. Ci si abitua a tutto, anche alla bruttezza della violenza, delle morti, del vuoto culturale che regna sovrano.Vorremmo immaginare un parlamento che si confronti sui grandi temi dell’economia, della scuola, della sanità. Vorremmo ascoltare le ragioni di politici liberaldemocratici o socialdemocratici, di destra, di centro o di sinistra, conoscere la loro visione culturale, antropologica, la loro idea di società, la loro visione della politica internazionale, al di là del tifo per Putin o Trump, riscoprire le ragioni dei democratici americani come Kennedy o quelle di Gorbaciov e la sua perestroika. Ci piacerebbe sapere cosa pensano, oltre la triste pagina di Ceuta, sullo sviluppo dei paesi emergenti, sul dialogo tra i popoli, tra i continenti, su come far fronte alle nuove sfide del terzo millennio. L’universo ci attende e noi ci ritroviamo dentro una pozzanghera sporchi di fango. Questa estate non può essere una bella estate se non ritroviamo dentro noi quella dimensione dell’Oltre che una presunta cultura ha rubato dal cuore delle nuove generazioni. Non può essere una bella estate se non ritorniamo a volare alto, a studiare, a nutrirci del “sapere”, della cultura, dei valori. La democrazia non è un livellamento verso il basso, ma è meritocrazia, è sacrificio, è lavoro, è voglia di crescere è tutto ciò che rappresenta il bello che custodiamo dentro il cuore. Insomma, voglio credere, avere la speranza che questa estate possa essere per tutti una buona estate, che tutti possiamo sentire il profumo del mare. Mi metterò in macchina, affronterò il traffico ai caselli autostradali, sarò compagno di viaggio dei tanti che dalle fabbriche del nord scendono vero la loro amata terra, disposti a fare anche due ore di fila allo stretto, pur di sentire l’odore della zagara, e come cantava Bruno, poter vivere, parlare, amare.

Buona estate.