E’ mezzanotte, le strade sono deserte, il pazzo del paese irrompe nella piazza vuota, gridando: “A chiazza è mia”. È questa una delle scene più belle del film premio Oscar “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore. Che la piazza (il paese, le strade, la città) sia dei suoi abitanti non è del tutto vero, anche se affettivamente forse in quest’affermazione c’è un fondo di verità. Quasi sempre “la piazza” è della politica, dei burocrati, dei tecnici.
Da oltre due mesi non si parla d’altro; nei bar, nelle case, nei social network, tutti parlano della chiusura di Piazza Duomo, tra favorevoli e contrari.
Bella era quella piazza cinematografica e bella è la nostra Piazza Duomo, degna sicuramente di qualunque set che si rispetti; certo che ambedue i “pretendenti” di questa contesa vogliano il suo bene, da umile cronista di paese non posso non esprimere un mio giudizio su questa “sfida amorosa” che tutti si augurano sia a lieto fine.
Parlo volutamente di amore, perché in questa vicenda intervengono tutti i sentimenti classici, quali rabbia, tristezza, orgoglio.

Personalmente ritengo che la chiusura di Piazza Duomo possa essere un’iniziativa positiva e culturalmente rilevante in un paese che troppo spesso non ha salvaguardato quanto di bello possedeva e dove si è perso il valore dell’incontro generazionale; almeno due tre volte la settimana pur essendo oggi un “forestiero” che abita a valle, amo salire in piazza per andare a trovare qualche amico, prendere un caffè, scambiare quattro chiacchiere con il mio amico Enzo che ogni sera scende dai Mortiddi semplicemente per andare ad acquistare il pane, in quello che per lui è quasi un rituale alla quale non vuole rinunciare per quel senso di appartenenza a quel luogo. Questo perché Il Carinese tipico nasce e si sviluppa nel centro storico, quest’ultimo vero volano delle sue tradizioni, della sua storia, della sua vita. Fatta questa premessa, dissento sui modi e i tempi che hanno portato a questa soluzione. La chiusura della piazza doveva essere l’atto finale di un percorso di decoro urbano del centro storico, e non l’atto iniziale; creazione dei parcheggi, delle zone blu, certezza che queste vengano rispettate 24 h su 24, un piano informativo per il cittadino, creazione di piccoli eventi di richiamo all’interno dell’isola pedonale, queste erano le azioni che secondo me andavano intraprese prima dell’atto finale, che posticipato di alcuni mesi magari avrebbe avuto degli effetti positivi fin da subito, con buona pace di tutti.
In queste settimane ho visto caos in corso Garibaldi, il monumento ai caduti in preda al parcheggio selvaggio soprattutto di mattina, autoambulanze e autobus intrappolati nella mancata rotatoria della fontana, automobilisti spaesati per via Piave, via Borsi e via Misseri, e di contraltare la piazza bella Si e dalle balate splendenti Anche ma inesorabilmente vuota e triste al calar del sole.
Con questo non rimpiango certo il caos e i parcheggi in tripla fila alla quale abbiamo assistito in questi anni di Far West in cui ognuno faceva quello che voleva, ma vedere oggi molti commercianti, uomini e donne colmi di rabbia nel vedere i loro negozi inesorabilmente vuoti e un’amministrazione comunale che con orgoglio rivendica la bontà della propria scelta, mi lascia una sensazione di impotenza. Se amate la piazza come affermate, dialogate e non arroccatevi in posizioni.
“A Chiazza non è mià” “A chiazza è nostra”.