Abbiamo ancora negli occhi la splendida sfilata delle scuole carinesi per le vie del centro storico, con migliaia di bambini in maschera a riprodurre le risorse della nostra terra.
Da più parti, soprattutto dai racconti dei miei nonni in questi giorni però, ho sentito dire “Non è più il carnevale di una volta…”, allora da non ancora maggiorenne e curiosa ho chiesto “Insomma mi parlate di questo famoso Carnevale ?” A Carini, prima, il carnevale era un momento di festa, usato per uscire dalla quotidianità, per divertirsi, e per sfoggiare le proprie maschere. Dagli episodi raccontatici dai nostri nonni si può subito notare come il carnevale sia cambiato tra ieri e oggi e come questo abbia perso valore. Il carnevale iniziava con ” joviri zuppiddu”, durante il quale tutti i ragazzi si spostavano da casa in casa, travestiti con costumi cuciti dalle proprie nonne, con tanta pazienza e fantasia, per ballare e stare assieme. Le porte delle case venivano aperte a tutti, i giovani attirati dalla musica si mettevano a ballare e qualche volta gli si veniva offerto pane con le olive, fave bollite, sarde salate e vino. Per l’occasione i ragazzi andavano a trovare le loro ragazze e con la scusa di uno scherzo si avvicinavano a loro; c’era chi si vestiva da marinaio e attaccava nella canna da pesca un sacchetto di caramelle o chi si vestiva da cacciatore e offriva una scatola di sigari, sempre piena di caramelle.

Il secondo giovedì del carnevale era chiamato ” joviri di li cummari” , durante il quale si invitavano i propri compari e si facevano i cannoli (spesso per fare uno scherzo si introduceva dentro il cannolo un po’ di bambagia). Il giovedì seguente veniva chiamato “joviri di li parenti” ed era seguito dal “Joviri grassu”. Durante questi giorni di festa, per le piazze, giravano dei carretti trainati da cavalli, sopra i quali stavano delle persone che arrostivano la salsiccia che veniva offerta ai passanti. Spesso, però, era riempita da “cannighia” e pane duro, per fare uno scherzo a chiunque la mangiasse, perché “a carnevale ogni scherzo vale”. Tutto finiva con il martedì grasso, durante il quale si organizzava un corteo funebre finto, in cui tutti si vestivano di nero e si mettevano in fila, seguendo un carro con un pupazzo di paglia, facendo finta di piangere; una volta finita la processione il pupazzo veniva bruciato in piazza. Lino Russo e Vito Amato sono due personaggi carinesi che ogni anno inventavano nuove maschere e animavano il carnevale, tanto che in paese tutti aspettavano il loro arrivo.


Prima le maschere utilizzate erano più semplici rispetto a quelle di adesso e le più usate erano quelle dei beati paoli, inoltre, i ragazzi si travestivano da ragazze. Adesso invece siamo passati a “fenomeni commerciali” come Frozen, Zorro, Minni, Superman…e, al posto dei “bittiddi”, che prima si compravano a sacchi da 1 kg e della farina o le uova, i ragazzi si divertono utilizzando le fastidiose bombolette spray. Il carnevale rappresentava senza dubbio la festa più pazza e variopinta dell’anno, dove lo scherzo e il gioco erano da regola, ogni momento era adatto per stare insieme a divertirsi. Al giorno d’oggi il carnevale, nonostante venga comunque festeggiato, non coinvolge l’intero paese per tutto il periodo di festa. Però per cercare di riportare a galla queste grandi tradizioni carnevalesche si sono organizzate negli anni diverse attività come “il carnevale del fanciullo”, una manifestazione in cui tutti i bambini dovevano indossare abiti artigianali da mostrare durante la sfilata fatta al cinema Eden.
Oggi il carnevale in paese è meno sentito da noi giovani come festa, sicuramente perchè non ne comprendiamo appieno il significato, preferiamo andare nei locali o nelle discoteche oppure insieme alla propria famiglia andare nei paesi più vicini nei quali il carnevale è ancora fonte di gioia e attrazione. Così il carnevale di una volta sembra essere scomparso definitivamente, esso ha perso la sua vera identità, riducendosi a una semplice festa commerciale.
