Dal “Miramare” all’Artemisia: come sono cambiati i centri d’aggregazione a Carini

I luoghi d’incontro costituiscono una parte fondamentale delle nostre vite, uno stacco dalla monotonia che certe volte la quotidianità assume. Questa regola vale per tutti, giovani studenti o universitari impegnati per tante ore sui libri o perchè no, anche per gli adulti stressati da una intensa giornata di lavoro.

Discoteche, pub, centri sportivi fino all’avvento di internet erano i soli luoghi d’aggregazione per cosi dire reali, ma negli ultimi anni una nuova tendenza sembra coinvolgere i giovani del terzo millennio, cioè quella di frequentare “caffè letterari” che in qualità di luoghi “reali” sfruttano anche la piazza “virtuale” costituita dal web.

Carini, come del resto gran parte delle città italiane, nasce intorno al suo centro storico, e storicamente ciò ha determinato che la vita sociale della comunità si svolgesse intorno alla sua piazza; ecco che piazza Duomo ha rappresentato il primo vero centro d’aggregazione per i giovani del territorio, giovani poi diventati adulti. Se vogliamo parlare di un punto di ritrovo che per i carinesi rappresenta un istituzione, non possiamo che citare per primo il “Miramare” degli anni d’oro, l’attività commerciale con fantastica vista del panorama, nato in via della Repubblica il 28 maggio del 1966 grazie all’intuizione del signor Vincenzo Carollo. Qui intere generazioni di carinesi si sono incontrati, hanno conosciuto il primo amore, hanno parlato di sport, sociale e di politica.

Con lo sviluppo del quartiere Agliastrelli e il graduale spostamento edilizio e demografico verso valle, nei primi anni Ottanta nacque un altro luogo cult per i carinesi, stiamo parlando della “Gelateria Europa”, altra attività commerciale che dominava l’enorme piazza adiacente, inaugurata dal signor Mimmo Amato.

Purtroppo questi come altri luoghi d’incontro che un tempo rappresentavano l’anima sociale del paese, oggi per una serie di motivi, non esistono più. Ecco avanzare recentemente una nuova forma di luogo d’incontro, un luogo che unisce qualcosa del passato e memoria solo degli adulti, con la modernità  che io stesso da sedicenne oggi vivo. Sto parlando del caffè letterario “Artemisia”, che prende il proprio nome da una pianta, con la quale, ai tempi dei primi caffè letterari, si era soliti preparare una bevanda che i poeti utilizzavano come un infuso.

L’Artemisia nasce il 5 novembre del 2015 per opera di due giovani ragazzi, Roberto Cucuzza e Mariangela Troia, il cui obiettivo era quello di creare qualcosa di nuovo, una nuova realtà, un luogo d’incontro, non solo per giovani ma anche per persone di tutte le età.

La caratteristica che contraddistingue l’Artemisia dagli altri semplici bar presenti nel territorio è l’essere qualcosa di diverso, un luogo dove poter pure studiare, esporre le proprie idee e confrontarsi con i coetanei, e anche giocare con un quiz di cultura generale (“Il Cervellone”). Insomma non un semplice bar, ma nemmeno una semplice biblioteca, semmai un luogo moderno dove poter allo stesso tempo bere un caffè o sorseggiare un calice di vino comodamente in una postazione internet o attraverso il wi-fi.