In una società che cambia e si rinnova continuamente, gli operatori della scuola devono trovare nuove e più efficaci strategie educative e didattiche. Perfettamente in linea con tale esigenza, sono le attività didattico-artistiche della professoressa Maria Caronna, insegnante di Educazione musicale presso la scuola secondaria di primo grado dell’I.C. “Laura Lanza”.
Energia, ritmo, unità armonica, sono le parole d’ordine dell’insegnamento della docente, che, utilizzando il linguaggio del corpo per sviluppare capacità creative, comunicative ed espressive, fa avvicinare gli alunni alla musica e al ritmo in modo nuovo, utile, piacevole e divertente. Quella adottata dalla professoressa Caronna viene chiamata body-percussion, una tecnica musicale che richiede un solo strumento: il proprio corpo. Non è possibile indicare un luogo di origine preciso di tale modo di far musica: si hanno esempi di body-percussion in varie parti del mondo, quali la Nuova Zelanda, l’Indonesia, l’Etiopia, ecc. Negli anni ’70 il grande batterista Keith Terry cominciò a spostare ciò che stava suonando sulla batteria sul suo corpo, perseguendo a poco a poco il suo stile unico di musica per il corpo, che oggi viene considerato una forma d’arte contemporanea. Negli ultimi anni il gruppo anglosassone degli Stomp ha avuto il merito di portare questa disciplina sui palcoscenici più importanti. E pensare che quando all’inizio di quest’anno scolastico la prof.ssa ci ha proposto questa tecnica per la prima volta tutti quanti abbiamo pensato che si trattasse di una novità!
Per conoscere caratteristiche, finalità, obiettivi trasversali della body-percussion, ho intervistato la stessa prof.ssa Caronna, di cui mi ha colpito lo straordinario entusiasmo e la grandissima passione per l’insegnamento. Ho scoperto che è un’attività musicale usata come tecnica didattica per lo sviluppo dell’aspetto ritmico-gestuale della musica, perché permette di acquisire consapevolezza del ritmo interno percepito da ciascuno per arrivare a trasferirlo all’esterno di noi, tramite la voce o uno strumento musicale. Essa si inserisce nell’ambito più ampio della cosiddetta “Metodologia dell’Orff Schulwerk”, una linea pedagogica proposta e sperimentata a partire dal 1924 in Germania da Carl Orff, che si basa su alcuni principi fondamentali: il primo è quello di rendere l’alunno l’effettivo protagonista dell’azione formativa, non facendogli calare dall’alto nozioni e procedure, ma facendo sì che egli le scopra per via di esperienze guidate; il secondo è quello di non considerare la musica come un’esperienza legata soltanto al cantare e suonare musiche già scritte da imparare e basta, ma come la possibilità di sperimentare diverse modalità espressive che, partendo dall’espressione corporea, si muovono verso l’uso della voce, prima come scansione verbale e solo dopo come canto, e verso l’uso di una strumentazione didattica, lo Strumentario Orff che è in parte presente nel laboratorio musicale della nostra scuola; il terzo elemento fondamentale della metodologia è il lavorare in gruppo, per cui ognuno è invitato a dare il proprio contributo originale al gruppo di cui fa parte per la realizzazione di una performance musicale che sia l’insieme delle idee di ciascuno.
Questo tipo di attività musicale favorisce l’inclusione di tutti, in particolare degli alunni disabili, che, potendo facilmente fare musica e lavorando allo stesso livello degli altri, si sentono parte di un tutto e migliorano la loro autostima, con ricadute positive sulle dinamiche di gruppo. L’efficacia didattica di questa metodologia è dimostrata dalla quantità di alunni che hanno partecipato alle esibizioni musicali e canore durante le varie manifestazioni organizzate dall’Istituto, nonché dalla buona riuscita di esse, a dimostrazione di quanto afferma Paolo Cerlato, musicista e didatta contemporaneo: «Nel gioco della musica vince chi arriva insieme». Dall’intervista è emerso che questo sistema di insegnare e fare musica persegue obiettivi di assoluto valore formativo in quanto promuove la concentrazione, migliora la consapevolezza personale, favorisce una maggiore elasticità e flessibilità, trasforma le emozioni in energia, oltre a sviluppare coordinazione e movimento. A conclusione di questo articolo, non posso fare a meno di immaginare quante situazioni di disagio, di esclusione, di conflittualità, presenti nelle scuole, potrebbero essere supportate e risolte da attività di questo tipo.
Quella vissuta dagli studenti della scuola secondaria di primo grado dell’I.C. “Laura Lanza” è indubbiamente un’esperienza didattica innovativa e altamente formativa e per questo dobbiamo ringraziare la professoressa Caronna, che, alla domanda “Come vuole concludere questa intervista ?”, ha risposto con la bellissima frase di Zoltan Kodàly (musicista ungherese che come Orff ha dato un grande contributo alla didattica musicale nel ‘900): «La musica è patrimonio di tutti, non privilegio di pochi».
a cura di Hermes Destro della 3^ Europa 2020

