Intervista al Comandante dell’ufficio marittimo di Terrasini: essere donna una forza in più

La scorsa settimana, noi ragazzi del progetto “Alternanza-scuola lavoro”, per “Il Carinese” abbiamo incontrato ed intervistatto il comandante dell’ufficio circondariale marittimo di Terrasini, Valentina Romanazzi, un incontro che ci ha lasciato particolarmente colpiti per la forza e la tenacia che questa donna ha nello svolgimento di un ruolo solitamente appannaggio degli uomini. All’incontro ci ha accompagnato la prof.ssa Vita Russo.

L’estate si avvicina e come sempre si moltiplicano le emergenze direttamente collegate a questa stagione, che vede protagonista il mare. Partendo da Carini e fino ad arrivare a Balestrate, al controllo di questo ingente tratto di costa è chiamato l’ufficio circondariale marittimo di Terrasini, che sovraintende diversi aspetti, dalla sicurezza dei bagnanti, a quella dei pescatori, controlli sulla pesca, sicurezza della navigazione, controlli sul demanio, etc etc. A capo di quest’ufficio dal 23 settembre scorso c’è il Comandante Valentina Romanazzi.

Ci spiega in maniera precisa in cosa consiste il suo lavoro? 

“L’ufficio circondariale marittimo di Terrasini è un ufficio minore che dipende direttamente dalla capitaneria di porto di Palermo. Gestisco uomini, mezzi e il territorio che va dalla costa di Carini a quella di Balestrate. Il mio primo obbiettivo è  far si che il mio personale sia nelle condizioni mentali e fisiche di poter assolvere tranquillamente le loro funzioni perché possiamo lavorare bene sul territorio solo se lavoriamo bene tra di noi.  Nel territorio gestiamo anche due porti, tutta l’area di soccorso e l’aeroporto, ma il nostro obbiettivo principale è la salvaguardia della vita umana in mare”. 

 Cosa significa essere donna nella guardia costiera?

“Essere donna non ha per me un valore diverso rispetto ad un altro settore; quando sono entrata in Marina le donne costituivano una bassa percentuale, circa il 20% (su un corso di 168 persone erano presenti 30 donne), ma ormai non c’è più differenza: abbiamo le stesse competenze che può avere un nostro collega uomo, inoltre siamo inserite e integrate perfettamente nella forza armata. Il fatto che le donne siano meno degli uomini sta nel fatto che l’accesso sia stato per un periodo limitato, ma le cose stanno cambiando e speriamo si possa raggiungere un livello di stabilità, ciò è dovuto soprattutto ad un adeguamento delle caserme, poiché si deve pensare che una struttura destinata esclusivamente solo ad uomini, debba essere adeguata anche alle donne: le si devono destinare locali dove dormire e servizi igenici adeguati, lo stesso per la palestra, e tutto ciò non è un adeguamento strutturale che può essere fatto nel giro di 3-4 mesi. La differenza attualmente è dettata una questione prettamente logistica-strutturale ma non dal resto”.

Immaginiamo una gioventù fatta anche di rinunce… è contenta della sua scelta ? La sua famiglia l’ha appoggiata in questo suo percorso ?

“Sono entrata in accademia a 20 anni, sono uscita a 25 anni, non ho condotto la vita che hanno condotto  i miei coetanei universitari, perché i primi 3 anni ero soggetta a vivere in una struttura militare, quindi potevo uscire 3 volte a settimana con orari limitati (giovedì pomeriggio, sabato sera, domenica). Il sacrificio c’è stato, però vedendo ora il risultato ne è valsa la pena rinunciare. Oggi sono soddisfatta al mille per mille e la mia famiglia mi ha appoggiato e mi deve continuare ad appoggiare necessariamente, anche perché senza l’appoggio della famiglia è difficile andare avanti. Infatti non è una vita facile: dopo essere stata 9 anni in Calabria presso la capitaneria di Vibo Marina, ho dovuto trasferirmi e avendo un bimbo di 4 anni è stato difficile inserirlo in nuovi ambienti, ma nonostante ciò mio marito mi è sempre stato vicino…. pronto a sostenermi”.

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 É più difficile fare il suo lavoro in quanto donna e quali difficoltà ha incontrato per raggiungere questa posizione ?

Le forze armate sono studiate anche per le donne, infatti veniamo messe nella condizione di avere gli stessi diritti che magari possono avere le vostre professoresse. Naturalmente abbiamo dei periodi limitati nel tempo:  ho avuto i miei 5 mesi per la gravidanza o i giorni di malattia che mi spettano per il bambino o delle ore di permesso.  Anche perché se non avessimo gli stessi diritti non verremmo collocate in determinate posizioni: ci sono donne comandanti di motovedette, donne comandanti di uffici…ormai abbiamo i settori aperti quasi al cento per cento. Nella marina militare c’erano alcuni reparti che fino a qualche tempo fa erano chiusi alle donne per una questione di resistenza fisica: vi parlo degli incursori o dei sommozzatori, però piano piano anche questi reparti speciali della marina militare si stanno aprendo anche alle donne.

Ha mai avuto paura nella sua professione ? Cosa fa quando si trova in situazioni difficili ?

Calma e sangue freddo, non farsi prendere dal panico, ragionare sulle cose e non agire d’impulso, perché agendo d’impulso si tendono a commettere degli errori a cui magari non puoi trovare una soluzione. Tuttavia nelle situazioni più difficili, il comandante non viene abbandonato, infatti arriva un supporto anche dal comando generale, non si viene mai lasciati soli.

Un consiglio ai ragazzi che hanno il suo stesso sogno ?

Vi devo dare un consiglio ? Studiate, perché se non studiate non andate da nessuna parte. Lo studio vi aiuta a realizzare i vostri sogni. Se non avessi studiato non avrei potuto superare il concorso per entrare in accademia, se non avessi studiato durante i 5 anni di accademia non avrei potuto laurearmi e di conseguenza passare al servizio permanente e occupare la posizione che occupo ora. Certo è chiaro che ci vuole tanta buona volontà, pazienza e tenacia e non bisogna buttarsi giù alla prima difficoltà.

Una classe del liceo scientifico Ugo Mursia di Carini ha svolto in questa sede il progetto di Alternanza-scuola lavoro. Di che cosa si sono occupati e che esperienze hanno vissuto?                                               

“I ragazzi del liceo scientifico erano ormai diventati parte integrante del personale, perché erano sempre con noi. Ormai conoscono motovedette, patenti nautiche, inoltre loro nel limite del possibile, visto che siamo sempre una pubblica amministrazione e non abbiamo potuto coinvolgere al 100% i ragazzi in tutte le nostre attività, hanno avuto modo di vedere come funziona la nostra sala operativa, e nel loro piccolo sono stati utili a questa piccola comunità”.

A cura di Girolamo Aiello, Giuseppe Cutietta, Aurora e Simona Scavo.