Nel secondo appuntamento con il progetto “Alternanza Scuola-Lavoro” che vede gli studenti del liceo “Ugo Mursia” collaborare con la nostra testata giornalistica, il loro interesse si è concentrato su una delle più belle realtà carinesi: i gruppi Scout.Nel 1990 a Carini, da un’idea del viceparroco della Chiesa Madre Don Pino Terranova, e con l’impegno di un gruppo di giovani allora formato da Francesco Aiello, Vito Basile, Antonio Cuccì, Gino De Luca, Gaspare Passalacqua ed Emanuele Randazzo, nacque il primo gruppo scout del territorio, il “Carini 1”, che negli anni successivi venne affiancato dalla formazione del “Carini 2”. Pino Mannino, Cecilia Evola e Gaetano Liberto, formarono quest’ultimo gruppo nella parrocchia del “Sacro Cuore”, con l’intento di coinvolgere più persone all’interno di questo nuovo mondo nel territorio.


Molti pensano di sapere per filo e per segno tutto ciò che riguarda lo scautismo, ma in realtà cosa significhi “essere uno scout” si può capire solamente entrando in questo fantastico mondo pieno di avventure e scoperte. Tutto ciò comincia alla tenera età di 8 anni, nella “branca L/C” (Lupetti e Coccinelle), dove, ogni bambino viene stimolato ad usare la propria fantasia e ad accrescere la propria curiosità attraverso giochi e attività che gli facciano riscoprire la bellezza dello stare insieme e del vivere in mezzo alla natura, imparando a rispettare il mondo sulla base di quei valori cristiani, fondamenti della nostra cultura. La vera avventura inizia all’età di 12 anni nella “branca E/G” (Esploratori e Guide), dove si comincia a capire cosa voglia dire “essere responsabili” e “vivere in squadriglia”. E’ difficile spiegare cosa significhi vivere il reparto a causa delle troppe emozioni che si vivono, ma in poche righe proveremo a sintetizzare tutto. Il “reparto” ha come elemento principale della sua formazione la crescita della persona attraverso momenti di avventura all’aria aperta, metodo utilizzato da tutti i capi scout per offrire ai ragazzi stimolanti occasioni di crescita. L’ultima tappa è la “branca R/S” (Rover e Scolte), nella quale si entra a far parte all’età di 16 anni. All’interno di essa si vive un’esperienza indescrivibile, dove oramai, le persone che ne fanno parte formano una comunità, anzi…una famiglia!
Sono straordinarie le emozioni che si provano in una “route”: la soddisfazione di arrivare in cima ad una montagna e guardare gli ostacoli che si sono superati, la felicità che si prova nell’aiutare un compagno di strada, l’importanza che assumono le risate nei momenti più difficili e la libertà che si prova nel conoscersi. Infine si da tanto valore al servizio, grazie al quale i ragazzi della comunità si mettono a disposizione del proprio territorio e dei più bisognosi. Un esempio è il progetto “Mani in attesa”, portato avanti dal 2014 dalla branca R/S del Carini 1, che consiste nella raccolta di denaro, in appositi punti vendita, che successivamente verrà convertito in voucher da distribuire alle famiglie meno fortunate segnalate dal Comune di Carini. Un altro esempio significativo è stato l’evento organizzato dal “Carini 2” in occasione del Natale, in cui tutto il “clan Impeesa” si è cimentato nel organizzazione di un pranzo per le famiglie più bisognose del nostro paese.

Come lasciato in eredità da Robert Baden Powell, il fondatore di questa grande famiglia, di cui fanno parte milioni di giovani e adulti, sono 4 i semplici punti con la quale si riassumono gli scopi formativi dello scoutismo: “formazione del carattere , abilità manuale, salute e forza fisica, servizio al prossimo”, qualità e caratteristiche importanti per formare un cittadino. I gruppi Scout a Carini sono ormai una realtà consolidata che hanno fatto crescere e formare generazioni di carinesi cresciuti secondo i valori della fede cristiana, del senso civico e dell’ambiente che li circonda, e sicuramente molti altri ragazzi ne faranno parte in futuro perchè essere Scout è una delle cose più belle che possa succedere nella vita di un ragazzo/a..
Di seguito la lettera presentata dai ragazzi del Carini 1, in occorrenza del venticinquesimo anno dalle loro formazione, che riassume in stile “scout” questi anni: “Sono stato e sarò sempre un lupetto sempre pronto a fare del mio meglio. Affamato di giochi e novità, non sono mai stanco. La gioia è il mio pane quotidiano e non vedo l’ora che arrivi il sabato per giocare con i miei fratellini e sorelline…… A noi lupetti è sempre piaciuto giocare con gli aquiloni. Ci piace costruire il nostro gioco, renderlo bello esattamente come lo immaginiamo. Se ci pensi, noi lupetti del branco Roccia della Gioia, siamo simili a quell’aquilone. Siamo piccoli e colorati, e anche con un filo di vento la nostra fantasia ci fa volare alto. Da soli possiamo essere belli, ma insieme… Siamo uno spettacolo! Sono stato e sarò sempre un E/G, un esploratore sempre pronto all’avventura come gli antichi cavalieri e una guida che sa sempre essere sorella, fieri del nostro estote parati . La nostra sede è la nostra casa e non c’è niente di più bello dei nostri angoli di squadriglia; Non c’è niente che non parta dalle nostre mani.. …Sono fiero del mio reparto e di come ogni giorno cresce e si fortifica, impara ad amare, come solo un esploratore o una guida sa fare, la voglia di avventura. E non stancarti mai! Sono stata e sarò sempre un RyS. La strada è la mia vita. La fatica e l’impegno che mi occorrono per raggiungere la meta, sono per me motivo d’incontro con me stesso, con gli altri, con la natura e con Cristo. La strada mi insegna la Bellezza del mondo che mi circonda, mi insegna l’umiltà di saper chiedere aiuto, mi insegna il piacere di servire chi ne ha bisogno, mi insegna a pensare passo dopo passo. La mia comunità RyS si prende cura di questo territorio, si interroga sul mondo che cambia, si occupa di chi ha bisogno di un aiuto. Il nostro motto è Servire, imparare a renderci utili in ogni situazione per cercare di portare un sorriso dove ancora non c’è. Ho scelto di essere capo, di appartenere ad una Comunità Capi in cui ognuno sa di non essere lì per caso, ma per scelta. Ho deciso di rispondere così al mio desiderio di cambiare il mondo. I ragazzi sono la mia passione e non c’è giornata che passi senza che il mio pensiero non vada a loro. ….. Desidero essere per loro un fratello maggiore, capace di ascoltarli, consigliarli, capace di sentire i loro cuori……Forse i tuoi genitori ancora non lo sanno, ma in quel momento per loro niente sarà più lo stesso; ci saranno domeniche con sveglie mattiniere e sabato sera senza che tu dorma nella tua stanza e loro si ritroveranno a pensare allo scoutismo. E nel momento in cui ti vedranno tornare a casa con graffi e papole ma con un sorriso che è capace di spostare le montagne, in cuor loro saranno fieri che tu sia scout; e in fondo in fondo saranno curiosi di sapere che cosa hanno questi scout di così eccezionale. Sono felice di averti raccontato un po’ di me, in fondo la mia storia appartiene a tutti noi.”
a cura di Girolamo Aiello e Simona Scavo giornalisti in erba per il progetto “Alternanza Scuola Lavoro 2018”
